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Lunedì 12 febbraio 2018 - 16:05

Vecchietti (Rbm): la provocazione Usa e la digitalizzazione della sanità

“C’è un obiettivo di digitalizzazione della sanità che è comune, al di qua e al di là dell’Oceano. Ed è obiettivo prioritario anche nel nostro Paese”. Marco Vecchietti, amministratore delegato e direttore generale di Rbm Salute commenta così a caldo le notizie che vengono dagli Stati Uniti, relative alla prossima nascita di una newco che si dovrebbe prefiggere lo scopo di assicurare un welfare sanitario adeguato ai lavoratori americani. L’iniziativa di Amazon, JpMorgan e la Berkshire-Hathaway di Warren Buffett ha clamorosamente posto all’attenzione quella grande convergenza in atto tra servizi connessi al sistema sanitario, grande distribuzione e competenza assicurativo-finanziaria.

“Il tema delle sinergie è importante, anche per i sistemi sanitari europei di natura universalistica, che in molto si differenziano da quello Usa” continua Vecchietti. «La crescita a dismisura dei costi della sanità è un affamato verme solitario all’interno dell’economia americana» ha denunciato Buffett. La frase a effetto, è solo in parte applicabile alle spese sanitarie dei Paesi europei, e in particolare a quello italiano, dove la spesa del Sistema sanitario nazionale (Ssn) è in calo progressivo da qualche anno.  “Con i dovuti distinguo è certo che si spende troppo anche in Italia. Meglio: si spende male. Perché non si ottimizzano le risorse, non si fanno economie di scala, si subiscono troppe duplicazioni. La digitalizzazione offre strumenti utili per combattere questi sprechi, che però in Italia sono diversi, rispetto agli Usa”.

Digitalizzare, ottimizzare, integrare: sono tre verbi indispensabili a una riforma del sistema sanitario italiano, che in qualche modo possono essere rinverditi da questa recente lezione americana.

“Il tema del risparmio è importante – aggiunge Vecchietti – a prescindere da chi sia il finanziatore, lo Stato o il privato”. C’è da mettere sotto controllo anche il consumerismo sanitario. Il sistema dei consumi e le abitudini che si generano nella spesa sanitaria è opportuno metterle a sistema con le logiche assicurative, ma con gli strumenti tipici della misurazione del rischio assicurativo. “La convergenza tra grande distribuzione e spesa per la salute, come viene ipotizzata da questa suggestione Usa – continua Vecchietti – rischia di sopravvalutare gli algoritmi, e di sottostimare il contributo degli attuari”. Non è solo una battuta efficace, ma un approccio diverso tra le due sponde dell’Oceano Atlantico. È la storia delle instant insurance che non hanno dato grande prova di sé nel sistema della salute.

Strumenti di digitalizzazione nella sanità, convergenza (con juicio) nell’analisi tra abitudini di consumo e spesa sanitaria sono due riflessioni utili da fare sull’onda della newco ipotizzata da Bezos e Buffett. Ma c’è una terza suggestione utile da “importare” in Italia: la digitalizzazione delle informazioni. “Si fa un gran parlare da tempo del fascicolo sanitario elettronico – conclude Vecchietti – ma c’è ancora molto da fare. Insomma credo che sia prioritario il tema della integrazione dei canali per migliorare il sistema sanitario pubblico-privato, meno utile credo che sia il rischio di scambiare i ruoli”. L’esperienza comune è che tra il momento dell’ospedalizzazione, la fase acuta, e la fase di accompagnamento nel ripristino della quotidianità non ci siano adeguate interconnessioni. È il segmento su cui resta ancora molto da fare per indirizzare al meglio quella integrazione pubblico-privato che può rendere migliore (e meno cara) la sanità in Italia.

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