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Messina Denaro, Dalla Chiesa: rapporto privilegiato mafia-sanità

"Non è la prima volta, ricoveri di latitanti dagli anni '50"

Roma, 18 gen. (askanews) – “L’auspicio è che le indagini ci dicano quello che finora non abbiamo potuto sapere, anche quello che magari gli investigatori sapevano già ma non potevano dire per non compromettere il proprio lavoro. Sapere chi ha protetto, conoscere di più i rapporti tra mafia e sanità, perché non è la prima volta, non è un episodio, fa parte di una lunga storia e sarebbe ora di porre sotto i riflettori anche politici, giudiziari, in questo rapporto privilegiato che sembra esserci. Dagli anni ’50 che ci sono ricoveri in clinica di latitanti sotto falso nome, che ci sono perizie false. È tutto un materiale da indagare che non vorrei che sparisse dietro tutte le suggestioni su come mai è stato liberato, che trattativa c’è stata e di nuovo cominciamo a fantasticare invece di vedere le cose che stanno sotto i nostri occhi”: lo afferma Nando dalla Chiesa, scrittore, politico e sociologo, a margine del convengo all’Università Lumsa a Roma intitolato “Economia e giustizia. Il contributo delle discipline economico-aziendali e delle professioni per la legalità” e organizzato da AIDEA (Accademia Italiana di Economia Aziendale), CNDCEC (Consiglio Nazionale Dottori Commercialisti e Esperti Contabili) e Lumsa.

“Credo che le forze di polizia cerchino di ottenere i loro obiettivi attraverso tutti i modi leciti: avere delle informazioni, cercare di capire a che condizioni si riescono ad avere certe informazioni, tutto questo fa parte del lavoro di una normale polizia democratica. Spesso si scoprono le cose con intercettazioni ambientali e telefoniche, altre volte si hanno delle informazioni dall’interno. È la storia della lotta al terrorismo e della lotta alla mafia”, ha aggiunto.

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