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Fake news e riscatti, le nuove frontiere delle cyber gang

Cynet ha identificato nuova strategia di attacco alle aziende

Roma, 2 dic. (askanews) – Le cyber gang stanno introducendo un nuovo metodo di minaccia informatica non più basato sul ransomware ma che sfrutta due nuove componenti: le fake news da un lato, e, dall’altro, l’introduzione di nuovi riscatti – più contenuti in termini di cifre – che aumentano la probabilità da parte delle aziende di cedere al pagamento, pur di non compromettere la loro reputazione. È quanto emerge dall’analisi di Cynet, azienda israeliana leader nel rilevamento e nella gestione delle minacce avanzate nell’ambito della sicurezza informatica, che ha identificato una nuova strategia di attacco rivolta alle aziende da parte di nuove ransomware gang e destinata ad aumentare nel corso del 2023.

“Le Fake news – afferma Marco Lucchina, Channel Manager Italy, Spain & Portugal di Cynet – sono un attacco informatico a tutti gli effetti. Fare disinformazione è una delle modalità utilizzata e creare confusione e riuscire a colpire più facilmente o comunque con più efficacia l’azienda”.

Nel mirino finiscono agenzie governative e aziende quotate, in particolare proprio quelle che, tramite i loro team dedicati, si impegnano ogni giorno a identificare questa tipologia di malfattori – e che quindi possono subire il maggiore danno reputazionale dalla diffusione di fake news su un data breach a loro danno.

“Nel primo semestre 2022 – prosegue Lucchina – abbiamo assistito allo stesso numero di attacchi tutto il 2021, si può preannunciare un anno che sarà più o meno il doppio come impatto rispetto al precedente con un trend ancora in crescita. Questo porta l’informazione a dare alle aziende delle motivazioni valide per investire. L’unico modo che le aziende hanno per prevenire gli attacchi è investire su tecnologie, processi e competenze”.

Quali dunque gli strumenti per combattere il dilagare del cyber crime? “Per combattere questo fenomeno occorre investire, su persone competenti, processi che permettano di identificare e rispondere alla minaccia, tecnologie adeguate per supportare persone e processi”, conclude Lucchina.

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