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Per il 70% delle aziende la parità di genere fa bene alle imprese

Indagine Adecco: forte ottimismo per la riduzione del gender gap

Milano, 30 set. (askanews) – La parità d genere fa bene alle imprese: oltre il 70 per cento dei dirigenti e capi-azienda italiani e più del 60 per cento dei lavoratori è convinto che superare il gender gap abbia un impatto molto positivo sui risultati complessivi dell’impresa. E’ quanto emerge da una ricerca di The Adecco Group Italia presentata a Milano nel corso dell’evento “Donne & Lavoro – Il lato positivo”.

La survey ha voluto individuare sia quelle che sono le principali sfide che le donne incontrano nella loro vita lavorativa, ma soprattutto quelle che secondo l’opinione pubblica sono le prospettive future per le donne nel mondo del lavoro. “La parità di genere fa bene alle imprese – ribadisce Monica Magri, Group HR & Organization Director di The Adecco Group Italia – E’ un qualcosa che pensavamo già anche come Gruppo Adecco in generale per le aziende in generale, ma questa survey ha messo in evidenza che lo pensano tutti. Lo pensano le aziende: più di 500 le aziende che hanno partecipato all’indagine. Lo pensano gli oltre 20mila intervistati. Tutti hanno messo in evidenza quanto sia fondamentale la parità di genere per raggiungere gli obiettivi aziendali”.

La ricerca mette in evidenza un atteggiamento nettamente positivo riguardo la crescente presenza di donne nel mondo del lavoro, ma soprattutto riguardo una loro maggiore valorizzazione. Inoltre per oltre il 20% dei rispondenti, in particolare saranno i ruoli di top management quelli in cui la presenza femminile crescerà maggiormente.

Non solo: il numero di donne aumenterà anche nel mondo della politica e nelle professioni STEM.

Ma la parità di genere è comunque un obiettivo da costruire concretamente intervenendo su una serie di fattori, passo dopo passo. “Sono diversi gli step da raggiungere. Prima di tutto una evoluzione culturale che sottende a tutti gli altri passaggi – spiega Magri – Poi bisogna lavorare sul Welfare. Ancora sull’informazione e formazione, fondamentali per indirizzare le donne verso i percorsi di studio che possono garantire un facile ingresso nel mondo del lavoro e quindi accelerare poi la crescita professionale. E ovviamente bisogna lavorare sul gender pay gap, anche condividendo dati che possono aiutare una analisi critica più efficace”.

Un dato inatteso che merge dalla indagine, poi, riguarda chi, secondo gli intervistati, deve essere l’attore principale in grado di spingere e favorire questi cambiamenti. “Questa è una delle sorprese maggiori emerse dalla survey – conferma l’HR & Organization Director di Adecco – Le aziende si considerano i principali attori di questi cambiamenti, si caricano quindi anche della responsabilità di intervenire in prima persona. Mentre le persone intervistate indicano lo Stato italiano come principale responsabile, soprattutto per quanto riguarda il welfare, che deve attuare leggi e iniziative che favoriscano questo sviluppo”.

In sintesi le risposte fornite dagli intervistati fanno dunque emergere un forte ottimismo per la riduzione del gender gap nel prossimo futuro, e indicano una prospettiva costruttiva e positiva dalla quale, imprese e collaboratori, possono affrontare il tema della parità di genere sul lavoro. “Riguardo il gender gap si parla sempre tanto di eventi negativi, di discriminazione, ed è corretto mettere in evidenza e denunciare questi aspetti – conclude Magri – Ma è anche giusto ogni tanto guardarsi indietro e notare cosa è stato fatto negli ultimi anni e vedere il percorso svolto. Quindi la visione di sintesi è: sì c’è ancora tanto da fare, ma iniziamo anche a vedere qualche miglioramento. E questo da speranza che nel giro di poche generazioni ci sia effettivamente qualche cambiamento”.

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