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Dal Texas al New Mexico, viaggio della speranza per chi abortisce

Situazioni che presto saranno comuni in molti Stati

Roma, 27 giu. (askanews) – Una clinica dove si praticano aborti: siamo a Santa Teresa, cittadina del New Mexico, Stato dove l’aborto è consentito con regole simili a quelle italiane. E qui arrivano già da mesi donne in fuga dal texas, dove una legge molto restrittiva consente l’aborto solo entro le prime sei settimane, purché non si senta ancora il battito cardiaco del feto.

Nelle cliniche del New Mexico già si intrecciano storie di migranti dell’aborto, e molte di più saranno in futuro.

“Non sapevo a quante settimane ero e avevo paura di farmi visitare”, dice questa ragazza che viene da Dallas, “perché appena sentono che il cuore batte non si può fare più niente in Texas. La gente ti giudica, se prendi i traporti pubblici come un Uber o un Lyft, quando ti lasciano a un posto come questo, e così mi sono fatta portare a una stazione di servizio e poi ho camminato, così nessuno sa dove sono andata”.

Molte storie sono penose. F ha trent’anni e già sette figli. Viene da El Paso, cittadina texana al confine con il Messico. Prima, dice, non si era fatta domande, ma questa volta ha capito che non avrebbe potuto affrontare un’altra gravidanza,

“Prima di venire qui ho passato tre settimane a pensare, pensare, pensare. E anche quando sei qui ti resta qual piccolo dubbio, ma quando sai che non puoi, alla fine la conclusione è sempre la stessa, non sono in grado”.

Franz Theard è il ginecologo della Clinica per la riproduzione delle donne di Santa Teresa e guarda con preoccupazione al futuro. Molte pazienti, dice, in teoria avrebbero potuto essere operate in Texas.

“Ma i moduli e la quantità di domande sono enormi; venti pagine di domande a cui il medico deve rispondere per ogni paziente per essere sicuri che non ci sia battuto cardiaco e che si segua la legge”.

Secondo la legge texana, dopo il termine previsto chiunque aiuti una donna ad abortire è perseguibile.

“Dobbiamo passare parecchio tempo a rassicurarle che questo è un altro Stato, che non è un problema e nessuno le perseguirà. Lo diciamo con più tranquillità di quello che dovremmo perché in realtà non lo sappiamo”.

Situazioni come queste diventeranno comuni in tutti gli Stati dove l’aborto è ancora legale, dopo la sentenza della Corte Suprema che ha cancellato il diritto federale di abortire, consentendo a ogni Stato di decidere per proprio conto; circa la metà hanno già varato o stanno per varare leggi che limitano o proibiscono l’interruzione volontaria di gravidanza.

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