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Università, il progetto Sant’Anna per Merito e Mobilità Sociale

Coinvolti 360 ragazze e ragazzi di quarta superiore

Pisa, 12 mag. (askanews) – Primo contatto con il mondo della formazione universitaria e della ricerca scientifica per 100 tra studentesse e studenti del quarto anno delle scuole medie superiori, sui 360 complessivamente al centro del progetto “ME.MO.”(“Merito e Mobilità Sociale”), realizzato dalla Scuola Superiore Sant’Anna in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione. Sono ragazze e ragazzi provenienti da tutta Italia, selezionati per criteri di merito e titolo di studio dei genitori. Nei prossimi mesi saranno in programma altri due corsi residenziali, per permettere a tutti i partecipanti di vivere un esperienza alla Scuola Superiore Sant’Anna.

 

“Per noi” spiega Sabina Nuti, Rettrice della Scuola Superiore Sant’Anna “è un obiettivo strategico lavorare sulla mobilità sociale e il merito, è un obiettivo che condividiamo con le altre scuole a statuto speciale, le altre scuole di eccellenza. Riteniamo che noi più che mai dobbiamo impegnarci per la mobilità sociale, cioè per permettere che tutti i giovani di merito possano trovare la propria strada e produrre merito per tutto il Paese”.

 

Il primo corso residenziale ha permesso a studentesse e studenti di vivere a tempo pieno, per tre giorni, la Scuola Superiore Sant’Anna, realizzando anche attività insieme alle allieve e agli allievi di Scuola Superiore Sant’Anna, Scuola Normale Superiore, e Collegi Universitari di Merito.

 

“Sono tutti studenti di quarta superiore figli di genitori non laureati che noi vogliamo incoraggiare a proseguire i propri studi e a non fermarsi dopo le scuole superiori ma a accedere, iscriversi a corsi universitari. Alcuni di loro potranno anche essere allievi della scuola superiore Sant’Anna, ma noi vogliamo soprattutto incentivarli e invogliarli a conoscere università in generale” spiega Paolo Rametta, coordinatore del progetto ME.MO.

 

“L’aspetto della riconoscibilità di quello che siamo è di fondamentale importanza per  dar loro la possibilità di coltivare quel talento, di tradurlo in una formazione alta in ateneo. E’ importante poi tradurre a sua volta questo titolo di studio in un lavoro che possa riconoscere quel talento, con le peculiarità adatte a quelle capacità che altrimenti rischiano di disperdersi”, commenta Agnese Pini, direttrice del quotidiano La Nazione.

I ragazzi raccontano così il progetto:

“Di questo progetto mi ha interessato particolarmente la conferenza in merito alle biotecnologie, in quanto fin da piccola sono sempre stata un’appassionata di questa materia, infatti è una branca che prendo in considerazione per il mio percorso universitario.”

“Questo corso mi ha fatto venir voglia di iscrivermi all’università, grazie all’impegno dei docenti e dei tutor, che ci hanno trasmesso serenità, anche se naturalmente bisogna dedicarsi con impegno”.

 

 

 

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