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Biennale Architettura, Sarkis: tanti visitatori giovani e curiosi

Numeri come nel 2018, il curatore: la gente era assetata

Venezia, 23 lug. (askanews) – La Biennale di Architettura in questo 2021 così strano e complesso è un luogo nel quale, se si lascia una certa libertà ai propri sentimenti, si può percepire la necessità della domanda posta dalla mostra sul futuro della convivenza sul nostro pianeta e, al tempo stesso, l’importanza, proprio per il periodo che abbiamo vissuto e stiamo vivendo, di esserci, semplicemente. Per questo in fondo non stupisce scoprire che il pubblico, nonostante tutte le restrizioni, stia venendo a Venezia e stia visitando la Biennale. Ne abbiamo parlato con il curatore dell’esposizione, Hashim Sarkis.

“Abbiamo superato il numero di visitatori del 2016 nello stesso periodo – ha detto ad askanews – e siamo praticamente sulle stesse cifre del 2018, che è stata un’edizione da record. Non ci sorprende che, a differenza del passato quando il pubblico straniero era il 30%, quest’anno i visitatori internazionali siano solo al 15%. Ma resta il fatto, importante, che le persone oggi sono assetate di Venezia, la vogliono vedere, e sono assetate di attività culturali e noi abbiamo avuto la ventura di essere il primo grande evento culturale e di architettura dopo le chiusure della pandemia”.

I numeri, fanno sapere dalla Biennale, parlano di una media di circa 2mila persone al giorno e da Ca’ Giustinian non nascondono lo stupore per questo risultato, a fronte di stime che erano anche di due terzi più basse. Ma, nonostante questo, Sarkis prova a guardare indietro e si chiede se non sia stato da “pazzi” l’avere scelto di aprire la Biennale a maggio del 2021, ma poi dice che forse le parole giuste adesso possono essere “coraggiosi” e anche “fortunati”. E un’altra parola che usa, per descrivere il proprio stato d’animo visitando la Biennale non solo da curatore, ma anche da spettatore, è “commosso”, e poi nota quanti gruppi di persone “estremamente giovani” si muovano tra l’Arsenale e i Giardini.

“Sono persone molto curiose – ha aggiunto – non tanto come sono curiosi gli architetti, ma soprattutto delle proprie reazioni alle installazioni, perché per la maggior parte si tratta di allestimenti esperienzali. E la gente giocava, si divertiva nell’interagire. E’ stato molto divertente”.

Sarkis, con una lucidità pacata che è la stessa della sua Biennale, parla di cambiamenti climatici, migrazioni di massa, estremismi politici, diseguaglianze economiche e identifica questi fenomeni sia come cause dietro la pandemia, sia come elementi che plasmeranno il nostro futuro e il nostro modo di vivere.

“Penso che venendo alla Biennale – ha proseguito il curatore – i visitatori possono scoprire nuovi architetti, nuovi problemi che stanno cominciando a emergere, e così possono cominciare a espandere il campo delle possibilità e dei modi nei quali noi possiamo vivere insieme”.

Ecco, ancora una volta, con la grazia e l’intelligenza dell’architetto americano-libanese siano arrivati a chiudere il cerchio, intorno alla tematica di questa Biennale così intensa. Ma, prima della fine dell’intervista, Hashim Sarkis ci lascia anche un’immagine di Venezia e del modo in cui la possiamo decidere di guardare, questa vera città invisibile alla Italo Calvino.

“Il cielo è una presenza importante a Venezia – ha concluso il curatore – in modi molto diversi in base a dove ti trovi. C’è l’architettura, ci sono i turisti, c’è la vita veneziana, ma per me i grandi cieli sono imparagonabili a qualsiasi altra cosa”.

La consapevolezza del Presente dentro di me e il cielo veneziano sopra di me, per provare a dirla con Kant. Impagabile e, questa è la parola, anche commovente.

(Leonardo Merlini)

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