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Clima, un viaggio nel futuro per salvare l’Italia che conosciamo

L'Antropocene del 2786 di Telmo Pievani e Mauro Varotto (Aboca)

Milano, 22 apr. (askanews) – Un’Italia profondamente diversa, senza più ghiacci e con molte terre sommerse dalle acque del mare, per via dei cambiamenti climatici. E’ questo lo scenario intorno al quale si muove il libro “Viaggio nell’Italia dell’Antropocene”, scritto dal filosofo Tempo Pievani e dal geografo Mauro Varotto e pubblicato da Aboca. Una storia ambientata nel 2786, mille anni dopo il Grand Tour di Goethe in Italia, quando il nostro mondo è radicalmente cambiato, come ci ha spiegato lo stesso Pievani.

“I mari – ha detto l’evoluzionista – sono più alti di alcune decine di metri, il clima è cambiato completamente e con esso la vegetazione, gli italiani si sono spostati, l’Italia ormai è fatta solo di montagne, di colline di isole, di città fatte con le palafitte e di campanili che spuntano dal mare”.

Ma da dove arriva questa “geografia visionaria del nostro futuro”, come recita il sottotitolo del libro? Dalla scienza, dalla storia e da alcune mappe, di cui ci ha parlato Varotto.

“L’idea di un viaggio nell’Italia dell’Antropocene – ha spiegato – parte da qui, parte dall’Università di Padova e da un progetto di allestimento del primo museo di Geografia in Italia. Qui trovate esposta una carta realizzata dal geografo Bruno Castiglioni negli Anni 40 che raffigura l’Italia nell’Età Quaternaria, all’epoca della massima espansione dei ghiacciai, circa 20-30mila anni fa. Da questa carta abbiamo provato a immaginare come potrebbe essere un’Italia del futuro in cui non ci sia più ghiaccio nelle terre emerse”.

“Ci siamo immaginati una storia, ma è una storia plausibile – ha aggiunto Pievani -. Ce la siamo immaginati partendo dalla scienza, in particolare dalla geografia”.

Immaginazione e racconto, nella vicenda del protagonista Milordo, ma anche altre mappe, molto dettagliate, che documentano le ragioni del cambiamento territoriale alla luce di dati e previsioni scientifiche. Che inevitabilmente portano a ragionare su quello che potrebbe essere il nostro futuro.

“Potrà succedere? Speriamo proprio di no – ha concluso Temo Pievani – abbiamo il tempo, la fantasia e l’immaginazione per evitare che succeda, dipende da noi e fare questo viaggio spero possa aiutarci ad aumentare la nostra consapevolezza che dobbiamo fare qualcosa quanto prima, adesso, nel 2021 e non aspettando il 2786”.

E dalla fiction, come è giusto che sia, si arriva all’impegno, alla necessità di agire per salvare il nostro pianeta e il nostro ambiente, prima che sia troppo tardi.

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