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Diritti umani, il viaggio di Filippo Berta tra i fili spinati

Un video dell'artista bergamasco sul suo lavoro "One by One"

Milano, 10 dic. (askanews) – Un messaggio da lanciare nella Giornata mondiale dei Diritti umani, ma anche la cronaca di un progetto artistico che sta toccando i muri, i confini infuocati, i fili spinati di tutto il mondo. “One by One” di Filippo Berta è un viaggio lungo le ferite, geografiche e umane, del pianeta; è una mappatura della divisione e della discriminazione – in fondo quindi della disumanizzazione dell’altro – che nasce come primo passo di un possibile cambiamento, come prima presa di coscienza, oltre lo spazio della rassicurante rimozione.

 

Lungo i fili spinati l’artista ha incontrato le persone, le loro storie, ha guardato e filmato i loro corpi e i loro occhi. E così, è inevitabile, attraverso di loro si finisce con il chiederci chi siamo noi, noi che spesso siamo anche incapaci di fermarci ad ascoltare gli altri o semplicemente di tacere.

 

Filippo Berta vorrebbe contare, una a una, tutte le spine di quei fili che dividono gli esseri umani. Forse non ci riuscirà, ma intanto ci offre una testimonianza plurale che nell’iperpresente senza storia assume grande importanza e intensità. E prova a restituire alle persone la dignità negata, anche attraverso l’arte contemporanea.

Il progetto è curato da Giorgia Calo’ e Francesca Ceccherini ed è realizzato con il contributo del MIBACT,  Nomas Foundation di Roma, Università La Sapienza di Roma e Tools for Cultures.

 

 

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