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“Io ti cercherò”, Alessandro Gassmann e il figlio che non c’è più

Dal 5 ottobre su Rai1, l'attore: una serie vera e innovativa

Roma, 25 set. (askanews) – Un giallo, ma soprattutto la storia di un legame fortissimo tra un padre e un figlio che si era spezzato e si ricostruisce anche se troppo tardi. E’ “Io ti cercherò”, la serie Rai Fiction – Publispei in onda dal 5 ottobre (alle 21,25) in prima serata su Rai 1 per la regia di Gianluca Maria Tavarelli. Protagonista Alessandro Gassmann nei panni di Valerio, un padre a cui la vita cambia dopo la notizia della morte del suo unico figlio, archiviata come suicidio.

“Questa serie mi piace perché è vera, credibile, Innovativa per Rai1”. “La storia di un padre e un figlio, di un figlio che non c’è più e di un padre che cerca di capire chi fosse questo figlio con cui da anni non aveva più rapporti per vari motivi. E’ stato per me un viaggio doloroso in quella che immagino sia la più grande perdita per un genitore, perdere un figlio”.

Valerio è un ex poliziotto dal passato complicato. “Valerio ha sbagliato in passato, si è chiuso in se stesso, è un ex poliziotto che è stato radiato dalla polizia, ha perso fiducia soprattutto in se stesso e questo tragico evento e il contatto con una ex collega, Maya Sansa, e con il fratello ( Andrea Sartoretti) lo aiuteranno a trovare una reazione, capire chi fosse il figlio e a riattivare sentimenti che aveva dimenticato e gli permetteranno, forse, non vi posso dire altro, di recuperare una vita tra virgolette normale”.

L’ex collega Maya Sansa e la fidanzata del figlio, (Zoe Tavarelli) convinte che sia impossibile si tratti di un suicidio, lo spingeranno a indagare. E più scaverà alla ricerca della verità più sentirà il figlio vicino. La serie è ambientata tra Roma, Ostia, Anzio, ma si vedono soprattutto le periferie della Capitale che come tutte le periferie delle grandi città, dice Gassmann, vivono una situazione di grande disagio ancora di più dopo l’emergenza Covid. “E’ facile, vivendo nei centri storici delle grandi città, come me, giudicare le reazioni scomposte di qualche cittadino che vive in periferia che se la prende se i vicini, magari non italiani, spacciano; credo che il problema non sia indicare chi insulta o diventa violento, ma andare lì e risolvere il problema e non buttare acqua sul fuoco: vanno ascoltati, come noi dobbiamo ascoltare i nostri figli e tutto questo deve partire dalla scuola”.

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