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Bologna, la Gazzotti fallisce e 18 operai salvano la fabbrica

E ora firmano un primo contratto con Samsung Corea

Roma, 12 lug. (askanews) – Un’azienda fondata 100 anni fa da un industriale, sequestrato e ucciso dall’Anonima Sequestri; un marchio sopravvissuto a due guerre mondiali diventato famoso all’estero; una fabbrica che è arrivata a dare lavoro a 130 persone con un fatturato di 25 milioni di euro.

Complice la crisi del settore edile, lo scorso anno, la Gazzotti, azienda che produce parquet prefiniti in legno, è fallita. E’ stato l’inizio di una via crucis per gli operai che prima sono andati in cassa integrazione e poi hanno assistito all’apertura della procedura di liquidazione. Sembrava tutto finito. Ma non per diciotto degli ex dipendenti che hanno deciso di mettersi in gioco, formare una cooperativa e rilevare la fabbrica, grazie a una operazione di workers buyout, resa possibile grazie al versamento della loro Naspi e ai finanziamenti di Coopfond, fondo mutualistico di Legacoop.

Ora la fabbrica è ripartita. E ha firmato un contratto con Samsung Corea. Ma è solo il primo atto dell’operazione che i diciotto operai dovranno portare avanti per arrivare quest’anno a raggiungere l’obiettivo del piano industriale 2019 che prevede un fatturato tra i 4 e i 5 milioni di euro. Sperano di poter arrivare un giorno a riassumere gli altri dipendenti che hanno perso il lavoro dopo il fallimento.

“Mi è caduto il mondo addosso, ho un mutuo, una famiglia”.

“Io ho ancora un mutuo da finire di pagare, 55 anni, sarà difficile”.

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