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Mons. Perego: Salvini? Non strumentalizzare i simboli religiosi

"Testimoniare con la vita" valori cristiani specie per i deboli

Città del Vaticano, 22 mag. (askanews) – Non è “brandendo” i simboli religiosi che un politico dimostra la propria credibilità, ma “testimoniando con la vita” i valori cristiani, a partire dalla “preferenza per i più deboli”: lo afferma l’arcivescovo di Ferrara, mons. Gian Carlo Perego, dopo che il leader leghista Matteo Salvini ha esibito un rosario e invocato il cuore immacolato di Maria in un comizio elettorale in vista delle europee di domenica.

“L’esperienza di fede è legata alla vita, all’impegno sociale”, risponde il presule a margine dell’assemblea della Conferenza episcopale italiana in corso in Vaticano, e la storia del movimento sociale cattolico “è una storia di impegno sociale e politico che ha caratterizzato la vita dei cattolici in Italia. La costituzione di alcuni partiti e alcune realtà dimostrano come questa strada è una strada che il laicato è chiamato a portare avanti senza strumentalizzare i simboli ma cercando nella coerenza fra fede e vita quello che è il luogo fondamentale della propria testimonianza. Figure che oggi stanno per diventare santi, penso a De Gasperi o a Giorgio La Pira, dimostrano che è possibile far diventare la politica la più alta forma di carità, come dicevano i Papi del novecento. In questo senso va la credibilità di un politico”, afferma mons. Perego: “Non brandendo strumenti e simboli ma testimoniando con la vita quelle che sono le esperienze di vita cristiana con quella preferenza per i più deboli e l’attenzione ai quattro principi fondamentali della dottrina sociale della Chiesa: la libertà, l’uguaglianza, la sussidiarietà e la solidarietà”.

Il cardinale presidente della Cei aveva aperto l’assemblea dei vescovi, ieri, affermando che è necessario rivitalizzare il patrimonio delle virtù italiane, “prima fra tutte l’accoglienza”, perché “non si vive di ricordi, di richiami a tradizioni e simboli religiosi o di forme di comportamento esteriori”. Al segretario della Lega aveva risposto anche il cardinale Segretario di Stato vaticano Pietro Parolin, affermando: “Io credo che la politica partitica divida, Dio invece è di tutti. Invocare Dio per se stessi è sempre molto pericoloso”.

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