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Martedì 11 Maggio 2021

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I media come strumento di conoscenza e divulgazione della storia

Un convegno di Intesa Sanpaolo a Milano su memoria e digitale

Milano, 27 mar. (askanews) – Il ruolo dei media nella conoscenza e la divulgazione della storia. Di questo tema si occupa la due giorni di convegno organizzata da Intesa Sanpaolo presso le Gallerie d’Italia di Piazza Scala a Milano e intitolata “La Storia pubblica – Memoria, fonti audiovisive e archivi digitali”. A introdurre l’evento il presidente emerito di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli, che ha parlato dell’importanza di tornare a mostrare la storia ai giovani.

“Per questo – ha detto dal palco – accogliamo questo importante appuntamento nelle nostre Gallerie d’Italia, in uno spazio che vuole essere, oltre che un luogo di valorizzazione dell’arte e della bellezza vuole essere anche un luogo di riscoperta del senso della nostra storia”.

Curatore del convegno il professor Aldo Grasso, direttore scientifico del Centro di Ricerca sulla televisione e l’adiovisivo. “L’idea – ha spiegato ad askanews – è nata dal fatto che ovviamente c’è sempre di più un bisogno della storia, tanto più in un momento curioso in cui il ministro della Pubblica Istruzione ha tolto il tema di Storia dall’esame di maturità ritenendolo non necessario perché gli studenti non li fanno. Ma la storia è molto importante”.

Tra i relatori anche Jerome Bourdon della Tel Aviv University, uno dei più importanti specialistti internazionali di media, e accanto a lui lo storico e giornalista Paolo Mieli. Uno dei temi chiave della discussione è anche quello della digitalizzazione della memoria, come ci ha confermato Barbara Costa, responsabile dell’Archivio Storico di Intesa Sanpaolo. “Non solo si deve pensare alla digitalizzazione degli archivi che già ci sono – ci ha spiegato – molto importante sarà anche pensare alla salvaguardia dei documenti che nascono digitali, perché la grande preoccupazione che c’è adesso tra gli storici e gli archivisti è anche quella di dare un futuro a dei documenti che non possono stare fermi cinque, dieci o quarant’anni prima di essere aperti”.

“E’ successo – ha aggiunto Aldo Grasso – che attraverso la digitalizzazione, la storia deve fare conto con le immagini. Fino a ieri si è sempre pensato che le fonti storiche principali fossero i documenti, da un po’ di tempo anche le immagini diventano fonte principale per la storia. Di qui l’idea, nata negli Stati Uniti, ma presto diffusa in tutto il mondo, di Public History, ossia la possibilità di accedere a questi enormi depositi di immagini audiovisive, la possibilità di rendere pubblico il grande racconto sulla storia”.

Con un sottinteso, ma chiarissimo rimando al celebre detto che solo conoscendo la storia è possibile tentare di evitare di ripeterne gli errori e gli orrori.

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