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Sabato 2 gennaio 2021 - 09:41

La Gazzetta intervista il Papa:”Mio sport è una palla di stracci”

"Maradona poeta in campo, Bartali è stato un esempio"
La Gazzetta intervista il Papa:”Mio sport è una palla di stracci”

Roma, 2 gen. (askanews) – Papa Francesco, da sempre vicino agli atleti e ai temi dello sport, ha risposto a 31 domande, che ruotano attorno ad altrettante parole chiave: lealtà, impegno, sacrificio, inclusione, spirito di gruppo, ascesi e riscatto che sintetizzano il suo pensiero sull’importanza e il valore dello sport. L’intervista, racconta la Gazzetta dello Sport è stata fatta all’inizio di dicembre durante un incontro nella residenza di Casa Santa Marta, in Vaticano, nel quale il Papa ha ricevuto Stefano Barigelli, direttore de La Gazzetta dello Sport, Pier Bergonzi, vicedirettore della Gazzetta e autore dell’intervista e don Marco Pozza, il prete maratoneta che ha fatto anche dello sport la sua missione. Papa Francesco ricorda che da bambino andava allo stadio con i suoi genitori a vedere le partite di calcio. Ricorda “il campionato del 1946, quello che il mio San Lorenzo vinse” e la pelota di stracci in contrapposizione al cuoio che costava. Da piccolo era “pata dura”, “gamba dura” e lo facevano giocare sempre in porta “fare il portiere è stato per me una grande scuola di vita. Il portiere deve essere pronto a rispondere a pericoli che possono arrivare da ogni parte”. “Io ho giocato anche a basket e mi sta molto simpatico, ad esempio, il rugby: pure essendo uno sport da duri, non è mai violento. La lealtà e il rispetto che ci sono in questo sport spesso vengono presi come modello di comportamento. Penso al “terzo tempo” dopo la partita”.

Il 2020 è stato contrassegnato dalla morte di Maradona: “In campo è stato un poeta, un grande campione che ha regalato gioia a milioni di persone, in Argentina come a Napoli. Era anche un uomo molto fragile”. Del doping dice: “non è soltanto un imbroglio, è una scorciatoia che annulla la dignità. Il talento è un dono ricevuto ma questo non basta: tu ci devi lavorare sopra”. “‘Meglio una sconfitta pulita che una vittoria sporca’. Lo auguro a tutto il mondo, non solo a quello dello sport. È la maniera più bella per giocarsi la vita a testa alta”. Papa Francesco ricorda l’importanza degli oratori: “attraverso la pratica sportiva si incoraggia un giovane a dare il meglio di sé, a porsi un obiettivo da raggiungere, a non scoraggiarsi, a collaborare in un gruppo. È un’occasione bellissima per condividere il piacere della vittoria, l’amarezza di una sconfitta, per mettersi insieme e dare il meglio di sé”. Non fa nomi di campioni specifici ma costruisce un ritratto: “Il “campione” diventa, per forza di cose, un modello d’ispirazione per altri, una sorta di musa ispiratrice, un punto di riferimento. È importante che gli sportivi e i campioni abbiano la consapevolezza di quanto una loro parola, un loro atteggiamento, possa incidere su migliaia di persone”. Un pensiero anche per le Olimpiadi: “Dello sport mi piace l’idea di inclusione, quei cinque cerchi che si inanellano tra loro finendo per sovrapporsi: è un’immagine splendida di come potrebbe essere il mondo. Il movimento paralimpico è preziosissimo: non solo per includere tutti, ma anche perché è l’occasione per raccontare e dare diritto di cittadinanza nei media a storie di uomini e donne che hanno fatto della disabilità l’arma di riscatto”. Francesco sottolinea come sia “triste vedere fuoriclasse svogliati, quasi dei burocrati. Deve essere salvata la dimensione amatoriale”. E invita a non arrendersi mai: “La tua resa è il sogno del tuo avversario: arrenderti è lasciargli la vittoria. È sempre un rischio: “E se avessi resistito un attimo in più?”, continuerai a dirti per chissà quante volte vedendo com’è andata a finire. Poi è anche vero che ci sono giorni in cui è meglio continuare a lottare, altri in cui è più saggio lasciare perdere. La vita assomiglia ad una guerra: si può anche perdere una battaglia, ma la guerra quella no! Un uomo non muore quando è sconfitto: muore quando si arrende”.

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