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Lunedì 2 marzo 2020 - 15:56

Al Piccolo Eliseo Emilio Solfrizzi diventa “Roger” (Federer)

Monologo tennistico teatrale con pretesto, testo Umberto Marino
Al Piccolo Eliseo Emilio Solfrizzi diventa “Roger” (Federer)

Roma, 2 mar. (askanews) – Dal 5 al 29 marzo al Piccolo Eliseo a Roma va in scena “Roger”, un monologo tennistico-teatrale che utilizza Federer come pretesto per confrontare il sublime con il normale e vede Emilio Solfrizzi protagonista.

Il monologo – una produzione Argot Produzioni – è scritto e diretto da Umberto Marino, che spiega: “L’azione si svolge interamente su un campo da tennis e rappresenta un’immaginaria e tragicomica partita tra un generico numero due e l’inarrivabile numero uno del tennis di tutti i tempi, un fuoriclasse di nome Roger. Chi si trovasse a dare un’occhiata al testo letterario e poi al monologo teatrale che ne ho tratto, troverebbe una grande differenza con lo spettacolo che vedrà: tutto l’apparato realistico, compresi oggetti di scena ed effetti sonori, sulla scena non c’è. Man mano che insieme a Emilio Solfrizzi mettevamo in scena il testo ci siamo resi conto che potevamo elevare la posta della nostra scommessa puntando a una rappresentazione completamente affidata alla centralità della parola e dell’attore”.

“Mi sono ricordato del ‘cuntastorie’, una arcaica forma di attore totale siciliano di cui racconta Pitré, un attore di strada provvisto di tre panche per il pubblico e di due spade, unici supporti per raccontare e rappresentare al suo pubblico l’intero ciclo della tavola rotonda. Così, forte dell’interprete che avevo, ho cominciato a togliere e a semplificare, fino a che in scena sono rimaste solo le poche righe bianche che disegnano un campo da tennis e due sedie, quelle sulle quali, nei cambi campo, i tennisti si riposano. Appena siamo stati in grado, da molto presto, abbiamo cominciato a ospitare degli spettatori. Prima due, poi quattro, dodici, trenta, per mettere a punto e verificare gli effetti comici e quelli drammatici. Gli spettatori ci hanno detto che avevano visto il campo, l’arbitro, la palla, la racchetta, i colpi e, fidandoci di loro, affrontiamo una verifica più vasta e impegnativa, sperando che la metafora, prima nascosta e poi svelata, che il testo contiene trovi in questo modo la strada per arrivare al cervello e al cuore del pubblico che vorrà condividere con noi questa esperienza”, ha concluso.

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