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Giovedì 16 gennaio 2020 - 16:46

A teatro “La storia a processo”, per Dreyfus verdetto spiazzante

Un format originale con magistrati, giornalisti e giuria social
A teatro “La storia a processo”, per Dreyfus verdetto spiazzante

Roma, 16 gen. (askanews) – Un processo a teatro, con veri magistrati, avvocati, giornalisti e politici a interpretare a braccio i protagonisti dello spettacolo. È “La storia a processo”, il format ideato e curato da Elisa Greco che è andato in scena ieri al teatro Eliseo, nel secondo appuntamento romano della stagione 2019-20. Una serata dal titolo “L’affaire Dreyfus e la ragion di Stato, colpevole o innocente?”, che al termine di un appassionato confronto sul palco ha sorpreso con un doppio spiazzante verdetto da parte del pubblico e della giuria social.

L’imparzialità e l’autonomia della stampa, che durante l’affaire Dreyfus del 1894 ha pubblicato falsità e fandonie, sono state “assolte” dalla giuria social di Radio Luiss. Il pubblico dell’Eliseo, con i suoi voti a fine dibattito, ha deciso invece con un’ampia maggioranza di non assolvere il giornalista che non verifica le sue fonti e non fa da filtro. Partendo dal caso del militare francese condannato ingiustamente, il processo a teatro ha riguardato il tema degli organi di informazione moderni, in un’epoca di fake news veicolate sui social media in grande quantità e a grande velocità, e della capacità dei giornalisti di oggi di essere autonomi e imparziali.

“Siamo andati oltre la storia – ha detto Elisa Greco – focalizzando il contrasto eterno tra verità e falsa verità. Con questa scelta ho voluto, provocatoriamente, mettere a processo e sottoporre al giudizio del pubblico quanto le fake news possano influenzare e dare un’impronta alla realtà stessa. D’altra parte, è significativo il doppio e contrastante verdetto che sottolinea ancora una volta la differente visione generazionale nell’approccio alle nuove realtà mediatiche”.

“Il tema è complesso ma attualissimo”, ha sottolineato aprendo lo spettacolo Simonetta Matone, nota magistrata nei panni di una graffiante presidente di Corte. Sotto accusa i giornalisti e i direttori responsabili di quei quotidiani francesi che, a fine ‘800, hanno portato avanti una campagna di stampa falsa e piena di pregiudizi antisemiti contro Dreyfus, schierandosi dalla parte degli accusatori dell’ufficiale di artiglieria.

A impersonare il militare francese un frizzante David Parenzo, anche lui di famiglia ebraica: “Sono il nemico perfetto, perchè Dreyfus è il paradigma del vero grande complotto. I Protocolli dei Savi di Sion, ad esempio, sono stati il primo grande esempio di fake news. Il giornalista 4.0 deve avere tre strumenti per combattere le fake news: la vanga per scavare e trovare le notizie, la bussola per inquadrare il fatto, e il setaccio per separare la sabbia dalle pepite d’oro”.

Per Cesare Placanica, l’avvocato difensore della libertà di stampa, “non ci sono verità rivelate. Io difendo l’assoluta incolpevolezza di quelli che sono stati indotti in errore, perchè solo nei paesi illiberali questo non si può fare. Il giusto processo vale per Totò Riina ed Enzo Tortora. Dreyfus è stato una vittima e i giornalisti si sono limitati a fare il loro dovere”. Per il pm Fabrizio Gandini, accusatore dei giornali francesi, nel caso Dreyfus “la verità mediatica ha prodotto la verità giudiziaria. Il confine tra verità e fake news è un confine sprovvisto di tutela”.

“Quando un processo è falsato all’origine da prove false – secondo la giornalista d’inchiesta Fiorenza Sarzanini – è chiaro che è più difficile provare la verità”. E nel ruolo di testimone della difesa, l’inviata del Corriere della sera ha sottolineato che “un giornalista può confutare la verità solo quando viene messo nelle condizioni di farlo”. E per lo storico e scrittore Giordano Bruno Guerri, nei panni di testimone dell’accusa, “chi controlla l’opinione pubblica ha il potere”.

Applausi finali per uno spettacolo che ha coinvolto il pubblico, così come sono stati un successo gli incontri “Dialogando sulla Costituzione” che si svolgono a teatro subito prima del Processo. Da questa edizione insieme al team di giudici “volenterosi”, coordinati dal magistrato Fiammetta Palmieri, ci sono gli studenti dell’università Luiss Guido Carli, ai quali è affidato il compito di dialogare con i partecipanti più giovani: gli studenti dell’istituto superiore Tommaso Salvini, cui si sono uniti per la prima volta gli alunni del liceo Margherita di Savoia. Tutti poi presenti in platea insieme agli studenti della Luiss, responsabili del verdetto social.

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