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Venerdì 23 settembre 2022 - 13:04

La riflessione di Claudio Gubitosi (Giffoni) alla vigilia delle elezioni amministrative

"L'Italia che sarà: giovani, lavoro e cultura"

La riflessione di Claudio Gubitosi (Giffoni) alla vigilia delle elezioni amministrative
Roma, 23 set. – Domenica, con il nostro voto, getteremo le basi per l’Italia che sarà, l’Italia dei prossimi anni. Anche per me, oggi, si chiude una “campagna elettorale” davvero strana. La definisco così perché mai come quest’anno ho sentito forte il desiderio di non restare in disparte e far sentire la mia voce, portando all’attenzione della politica i temi più urgenti che riguardano le nuove generazioni: i giovani, il loro presente ed il loro futuro, il ruolo della cultura, la scuola e l’Università. Ho quindi intrapreso la “missione” di sottoporre all’attenzione delle varie coalizioni alcune proposte che Giffoni ritiene utili e necessarie per l’Italia che sarà. Ho inviato a tutti gli schieramenti politici e a tutti i partiti un preciso e articolato appunto sull’Italia che vogliamo e mi sono reso disponibile a partecipare ai loro incontri pubblici. L’ho fatto con il Pd e con l’On. Piero De Luca parlando del tema della scuola, con la Lega e con il Sen. Matteo Salvini nella convention tenutasi a Firenze lo scorso 12 settembre ragionando di formazione, con Fratelli D’Italia e con l’On. Edmondo Cirielli così come con il Movimento Cinque Stelle e l’On. Anna Bilotti per parlare di futuro e di territorio. Ai leader degli altri partiti che non ho avuto modo di incontrare personalmente, ho comunque inviato le proposte e le idee di Giffoni. Ho fatto tutto questo con grande senso di responsabilità e partecipazione. Come al solito, non mi sono risparmiato e ci ho messo la faccia.


Nelle ultime settimane, ho infatti registrato con un certo stupore un nuovo interesse della politica nei riguardi dei giovani. Da giorni i maggiori esponenti politici fanno continuamente riferimento ai giovani; sui giornali si parla tanto della “questione giovanile”. In generale, mi sembra che tutti si siano ricordati o in qualche modo accorti solo ora che i giovani esistono, sono in mezzo a noi, fanno parte dell’Italia – ricordate il tema di Giffoni 2022: invisibili. Da un lato, questa nuova attenzione mi rincuora perché adesso finalmente la politica dice cose che da anni, a Giffoni, diciamo e sosteniamo con forza. Dall’altro, questo rinnovato interesse mi preoccupa: non vorrei che i giovani venissero strumentalizzati da una politica latitante, assente, spesso lontana dalle reali esigenze della nostra società e, in particolare, dei nostri ragazzi. La mia sensazione è che, nonostante le tante parole dei programmi elettorali e le tantissime promesse dei dibattiti, i giovani non siano ancora centrali, non siano una priorità per chi – destra o sinistra – dal 26 settembre, avrà il compito di governare il nostro Paese. Anzi: mi sembra che, in un certo senso, la politica pensi ai giovani solo quando vengono contratti i debiti che loro – i giovani – dovranno ripagare, tra venti o trent’anni.



Davanti a tutto questo, come operatore culturale e “papà adottivo” di giffoner, non ho voluto restare in silenzio, a braccia conserte. Non ho potuto tenermi lontano da certi argomenti e dalle questioni che mi toccano sul vivo. Su questi temi ho più volte espresso le mie considerazioni, proposte e, perché no, attacchi durissimi. Per restituire ai nostri ragazzi il futuro che meritano, la politica deve dialogare, confrontarsi con gli esponenti della società civile, aprirsi alle proposte ed alle critiche di chi, come me, è dentro la storia del nostro Paese. Ne va del destino della nostra società perché un paese senza bambini e senza ragazzi è un paese senza futuro.


Dal canto mio, sono sempre stato dalla parte dei ragazzi e sarò sempre pronto al confronto con chiunque, senza paraocchi o barriere ideologiche, con tutte le coalizioni politiche e tutti i partiti. La storia di Giffoni lo dimostra: in oltre cinquant’anni, abbiamo accolto al Festival chiunque, dando a tutti la possibilità di parlare, rispondere ed essere ascoltato. Dal 1970 ad oggi, il Festival che ho ideato e dirigo ha dato a tantissimi rappresentanti politici e esponenti delle istituzioni la possibilità di incontrare i giovani, ascoltare la loro voce e conoscerli. Proprio così: venire a Giffoni serve anche (e forse soprattutto) a conoscere i ragazzi. I nostri protagonisti hanno un’età compresa tra i 3 e i 30 anni e sono a tutti gli effetti un specchio della gioventù del nostro Paese. Conoscere i giovani è importante perché credo che molti dei problemi che riguardano le nuove generazioni dipendano proprio dal fatto che gli adulti – i politici, gli analisti, gli editorialisti, i cosiddetti esperti – non conoscono i giovani, non sanno cosa pensano, cosa si aspettano dal futuro, di cosa hanno paura e di cosa hanno maggiormente bisogno. Voglio portare all’attenzione diversi punti di riflessione: voto ai sedicenni; nuova legge per permettere il voto ai fuorisede; nuove risorse nella pubblica amministrazione; sindacato dei giovani; sostegni per l’indipendenza e salario minimo; riconoscimento e tutela delle professioni digitali; culture hub; conciliazione tra lavoro; maternità e famiglia; riduzione dei costi del trasporto pubblico; estensione dell’obbligo scolastico fino ai 18 anni; supporto psicologico nelle scuole.



Le mie sono solo riflessioni che non sono chiamate a portare rivoluzioni o sancire manifesti. Dobbiamo permettere ai nostri ragazzi di emergere. Emersione, è questa la parola che vorrei fissare come promemoria per tutti noi e per chi dal 26 settembre dovrà governare il Paese: dobbiamo dare ai nostri giovani l’opportunità di emergere dalla palude della burocrazia, dalla nebbia del nichilismo, dall’ansia per l’emergenza climatica, dall’analfabetismo funzionale e dal disagio emotivo. I nostri ragazzi potranno emergere da ciò che oggi li opprime se offriamo loro opportunità di studio e lavoro, occasioni di incontro e possibilità di mettersi in gioco in prima persona, direttamente e senza reti di protezione. Diamo l’Italia ai nostri giovani e sono sicuro che non ce ne pentiremo: solo grazie a loro, potremo tornare a meravigliarci e a stupirci e – a poco a poco – fare in modo che il nostro Paese torni a meravigliare e stupire il Mondo intero.




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