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Venerdì 13 maggio 2022 - 11:57

I segnali GPS possono rilevare gli tsunami

Lo studio

I segnali GPS possono rilevare gli tsunami
Roma, 13 mag. – Una recente ricerca effettuata da alcune università del Giappone, in collaborazione con lo University College London, ha dimostrato che uno strumento divenuto ormai di uso quotidiano come il GPS, può essere usato per assolvere una funzione estremamente utile: la rilevazione degli tsunami.


Purtroppo, nell’arco degli ultimi decenni abbiamo imparato a conoscere il fenomeno dello tsunami come una delle catastrofi naturali più dirompenti: ricordiamo il dramma del 2004 che colpì l’Indonesia, ma anche la ricorrenza del 2011, quando un terremoto in Giappone causò un’onda distruttiva che ebbe effetti drammatici.



L’analisi a posteriori dei disastri ha messo in luce come una delle principali ragioni per cui questi due eventi naturali sono risultati così catastrofici risiedesse nella scarsa tempestività degli allarmi e nel ritardo con cui venne allertata la popolazione.


Anche solo pochi minuti di anticipo nel diramare il segnale di allarme avrebbero cambiato drasticamente il bilancio degli eventi: il pericolo e il conseguente danno non potevano essere annullati, ma sicuramente era possibile ridurre significativamente il numero delle vittime.



La nascita di uno tsunami. Le onde distruttive, più comunemente conosciute come “tsunami”, nascono da fenomeni naturali che movimentano il suolo terrestre, come terremoti, eruzioni vulcaniche o valanghe costiere.


Il movimento provocato da questi eventi sposta le acque oceaniche, creando alcune onde, che, man mano che si avvicinano alla costa, diventano sempre più alte, più veloci e più devastanti.



Curiosamente, molto spesso l’onda iniziale ha un’altezza di pochi centimetri e una velocità relativamente contenuta: il pericolo aumenta in modo esponenziale, man mano che la massa di acqua si avvicina alle coste, dove in alcuni casi può arrivare a muoversi a centinaia di chilometri orari, creando onde alte anche decine di metri.


Il rilevamento tramite GPS. Quando viene a crearsi un’onda anomala, viene generato uno spostamento d’aria, comunemente definita come “onda acustica”, in grado di viaggiare nell’atmosfera e di raggiungere la ionosfera.


Qui, l’impatto tra l’onda acustica e lo spazio, è talmente forte da alterare la densità degli elettroni nella ionosfera. Questo cambiamento è così rilevante da modificare i segnali radio che i satelliti GPS inviano ai ricevitori terrestri.


Ed è proprio decrittando ed interpretando nel modo corretto questi cambiamenti nei segnali radio del GPS, che gli tsunami possono essere rilevati con anticipo ed efficenza.


Attualmente gli allarmi tsunami si basano esclusivamente sul lavoro del sismografo e dunque sul rilevamento dell’attività sismica. Si tratta però di un metodo poco preciso, che non consente di fare delle previsioni puntuali e quindi di lanciare allarmi adeguati. Molto spesso in passato, fenomeni di questo tipo sono stati sottovalutati a causa di informazioni imprecise, provocando le conseguenze devastanti, dal punto di vista umano e naturale, a cui abbiamo già accennato.


Il vero problema legato al metodo attuale deriva dalla scarsa precisione dei dati, che sono costruiti senza potersi basare su ciò che davvero sta accadendo in un determinato momento. Un sismografo può rilevare un terremoto in mare e quindi gli esperti possono ipotizzare la nascita di uno tsunami, ma non hanno oggi gli strumenti necessari per verificare che questo stia davvero avvenendo.


Questo significa che gli allarmi possono essere confermati dalle imbarcazioni, o verificati sorvolando le aree interessate, ma parliamo di condizioni che richiedono tempi lunghi e quindi mettono a rischio le popolazioni costiere.


I vantaggi del GPS. Gli studiosi che hanno lavorato alla ricerca sull’avvistamento degli tsunami ritengono il rilevamento GPS un metodo rivoluzionario e conveniente per diversi motivi. Si tratta di un processo che sfrutta un sistema già ampiamente testato e affidabile: garantisce una maggior precisione temporale e previsioni più accurate riguardo all’intensità del fenomeno, oltre ad avere un basso costo di implementazione ed utilizzo.


A differenza del metodo attuale, che si affida ai sismografi, l’utilizzo della rete GPS può segnalare quando uno tsunami si sta davvero formando e lo può fare in tempi molto brevi, sfruttando una tecnologia consolidata, affidabile, che può essere adattata a questo tipo di utilizzo con costi relativamente bassi.


Ad oggi non sappiamo quando questo nuovo metodo per rilevare gli tsunami possa diventare uno standard condiviso e accettato universalmente: guardando al nostro passato possiamo senza dubbio dire che uno tsunami non è un evento così frequente. Eppure l’impatto devastante di quelli che abbiamo conosciuto impone una maggiore sensibilità sul tema e l’auspicio che questa nuova tecnica possa essere presto messa a disposizione delle popolazioni a rischio.


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