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Lunedì 26 aprile 2021 - 19:25

Intervista a Trillet-Lenoir

Buongiorno e benvenuti su Askanews

Nel febbraio 2021, la Commissione Europea ha presentato Europe’s Beating Cancer Plan, il piano europeo per sconfiggere il cancro, caratterizzato da quattro pilastri: prevenzione, diagnosi e trattamento e qualità della vita dei pazienti.

Il Parlamento Europeo ha conferito un mandato di un anno alla commissione BECA, una commissione dedicata al Cancer Plan per mettere a punto una propria relazione, il BECA Report. Askanews ospiterà una serie di interviste per ascoltare dai membri del BECA Committee quali sono le loro priorità e come il loro Rapporto sarà integrato nell’Agenda europea.

Io sono Lorenzo Peiroleri redattore di Askanews e ho il grande piacere di ospitare questa prima intervista con la nostra ospite Madame Véronique Trillet-Lenoir, Europarlamentare di i Renew Europe al Parlamento Europeo ed ex oncologa. Trillet-Lenoir è la relatrice del Rapporto BECA che darà forma alla bozza della posizione finale del Parlamento Europeo.

Benvenuta Madame Trillet-Lenoir. Grazie per essere qui con noi oggi.

D Quali sono le principali priorità del Piano contro il cancro e che tipo di sostegno vi aspettate dall’Unione europea?

La priorità, ovviamente, sono la ricerca e l’innovazione. Abbiamo bisogno dell’Ue per raccogliere le competenze multidisciplinari di tutta Europa e anche oltre. L’obiettivo principale è lavorare sui big data, che sono molto importanti nella previsione e nel trattamento del cancro.  Questo richiede l’uso dell’intelligenza artificiale che è parte integrante del progetto, sostenuto dall’Unione Europea. Ma la ricerca dovrebbe lavorare anche sulle cause del cancro: individuali, genetiche e ambientali. Penso che le scienze umane dovrebbero essere incluse nei programmi in modo che vengano trattati anche gli aspetti psicologici e più personali. E poi siamo ansiosi di includere la nostra riflessione nel concetto di Green Deal. Credo che molte delle misure del Green Deal saranno rivolte alla prevenzione del cancro, trattando temi come l’inquinamento atmosferico, agenti cancerogeni ambientali ed esposizione ad agenti cancerogeni sul lavoro.

In effetti il Green Deal sembra complementare alla vostra attività nella lotta contro il cancro. Dopo aver sentito il pareri di esperti ed essendo Lei stessa un medico, quali sono le principali misure che dovrebbero essere inserite nel Beca Report?

Ci sono due questioni che vorrei difendere. Forse ci riuscirò. La prima è avere una rete di National Cancer Institute, organizzazioni nazionali per il cancro, per assicurarsi che il coordinamento funzioni bene. E vorrei anche avere una Carta in base alla quale gli Stati membri si impegnano a far sì che un certo numero di diritti siano concessi e garantiti a tutti i malati di cancro in Europa.

Come si integrerà il rapporto BECA con il piano Europe’s Beating Cancer della Commissione Europea? Ci saranno proposte legislative o vincolanti?

Il Piano in sé non è un piano legislativo, ma si basa su molti aspetti legislativi che saranno rivisti o addirittura redatti per la prima volta dopo che il piano sarà stato negoziato tra la Commissione, il Parlamento e il Consiglio. Ad esempio, ci saranno sicuramente revisioni delle Direttive sull’Alcol, sul Tabacco, sulla Salute sul lavoro. Ci saranno, nel quadro della Strategia Farmaceutica Europea, revisioni delle direttive sui medicinali ‘orfani’ e sulle sperimentazioni cliniche. Ovviamente ci sarà tutto il pacchetto legislativo del Green Deal. Ma alcune delle misure del Piano saranno solo raccomandazioni, incentivi e linee guida per assicurarsi che gli Stati membri siano in grado di migliorare il livello di qualità di cure, diagnosi e prevenzione del cancro.

D Tornando al BECA Report, oltre alle audizioni scientifiche e accademiche che avete avuto in Commissione, quali fonti pensate di utilizzare?

Stiamo lavorando sulla base di un lavoro bibliografico realizzato dai servizi del Parlamento. Abbiamo aggiunto e stiamo tuttora facendo audizioni con esperti sulla prevenzione, sui tumori pediatrici, sulla vita dopo il cancro, sulla ricerca, sull’ambiente.

Le nostre audizioni hanno incluso un rappresentante delle associazioni di pazienti, che avranno un ruolo molto importante. Ma l’impegno degli Stati membri non è omogeneo noi come francesi e più in generale la regione dell’Europa sudorientale, abbiamo molto da imparare dal Nord Europa per quanto riguarda la prevenzione. Dobbiamo lavorare insieme per assicurarci che le nostre decisioni siano prese su prove scientifiche e per scambiare pratiche e competenze da un paese all’altro.

Quanto è importante la prevenzione e come affronterete questo tema?

La prevenzione sarà una parte molto importante del nostro piano. Il 40 per cento dei tumori è prevenibile, agendo sulle abitudini individuali, tabacco, alcol, sedentarietà e cattiva alimentazione, ma anche sui fattori ambientali e sociali. Dobbiamo lavorare sull’istruzione, sulla formazione, sull’ambiente. La politica di prevenzione è sintetizzata nel Codice europeo contro il cancro, redatto dall’Agenzia Internazionale contro il cancro, con cui stiamo lavorando a stretto contatto. Agire a livello europeo è importante anche per la diagnosi e il trattamento. Esistono forti disparità in Europa nella diagnosi precoce e nello screening di cancro con percentuali che spaziano dal 6 per cento al 90 per cento. Quindi dobbiamo davvero lavorare su queste disparità. L’obiettivo è che al 90 per cento dei cittadini venga offerto un programma di screening per il cancro al seno, al colon e all’utero. Senza dimenticare la vaccinazione, perché contro alcuni tipi di cancro le vaccinazioni soprattutto fra gli adolescenti è molto importante.

Una parte fondamentale della prevenzione è la riduzione del rischio. Un argomento molto dibattuto sono le politiche di riduzione del danno, in particolare per quanto riguarda il tabacco. Qual è la Sua opinione sul vaping e sui prodotti per la riduzione del danno?

La mia opinione, e credo anche quella della Commissione, è quella di includere questi nuovi strumenti nella Direttiva sul tabacco e di formulare raccomandazioni. Sono d’accordo sul fatto che siano meno dannosi del tabacco, ma sono anche convinta che dobbiamo prima assicurarci che non abbiano altri tipi di controindicazioni. In particolare dobbiamo assicurarci che l’uso delle sigarette elettroniche non avvicini invece al tabacco persone non abituate a fumare. Stiamo ascoltando esperti al riguardo e il confronto è ancora aperto, ma non potremmo più ignorare questi tipi di strumenti. Dobbiamo tenerne conto negli strumenti legislativi.

Quindi Lei è a favore del vaping come alternativa a rischio ridotto rispetto al tabacco?

Ho una certa esperienza nel settore ma preferisco affidarmi a chi ha competenze specifiche e gli esperti dicono quello che ha detto lei: c’è un rischio ridotto, ma dobbiamo davvero essere cauti su potenziali altri effetti secondari. La mia posizione sarebbe quella di andare avanti con la valutazione e di includere queste “abitudini” di fumo nei nostri testi legislativi.

Lei pensa che l’inquinamento atmosferico e i fattori ambientali siano talvolta trascurati rispetto ad altri elementi come gli stili di vita e la prevenzione?

È molto più facile correlare un’abitudine individuale con l’insorgenza di un cancro rispetto a un’esposizione ambientale che non è facilmente misurabile. Ma penso che il modo di pensare sia cambiato, ovviamente tabacco, alcol, ma anche l’alimentazione e esposizione al sole sono ancora tenute in grande considerazione. Ma dovremmo lavorare su altri fattori. Non è facile, ma sarà più facile se lo facciamo tutti insieme. E come per il caso dell’inquinamento che attraversa le frontiere, abbiamo un interesse medico a farlo tutti insieme.

Cosa possiamo imparare dall’attuale situazione del Covid-19 in termini di trattamento del cancro?

I malati di cancro hanno subito il rinvio di alcuni trattamenti, soprattutto quelli chirurgici. Ci sono stati screening e diagnosi che sono arrivate in ritardo e ora questi pazienti hanno bisogno anche di assistenza psicologica, come tutte le persone vulnerabili.

Il Beca Report affronterà anche il tema della disponibilità di farmaci?

Abbiamo già scritto una relazione su iniziativa del Parlamento, quindi non un testo legislativo, ma indicazioni per aiutare la Commissione a gestire le carenze di farmaci e anche di vaccini nel caso del Covid. E abbiamo chiaramente identificato i farmaci contro il cancro come una priorità. Dovremo organizzare l’accumulo di scorte. L’industria dovrà cambiare il modo in cui produce. Stiamo pensando a incentivi per far tornare in Europa la produzione delle sostanze attive per realizzare i farmaci. Come forse saprete, l’80 per cento di questi prodotti molto semplici ma indispensabili sono prodotti fuori dall’Europa. Ed è lo stesso per i vaccini. Quindi, sì, lavoreremo sulla carenza di medicine, quelle contro il cancro saranno le prime ad essere prese in considerazione.

Un’ultima domanda sul Report. Lei hai detto che la Commissione BECA deve affrontare molte questioni. Se potesse scegliere una priorità, su cui concentrarsi, quale preferirebbe fosse il punto principale fra queste 4 opzioni?

Ricerca

Inquinamento ambientale (come l’inquinamento atmosferico)

Prevenzione e scelte di stile di vita

Accesso e trattamento

È una scelta molto difficile, ma sceglierei la ricerca perché include tutti gli altri punti. Si può fare ricerca sulla qualità dell’assistenza, sulle abitudini individuali e sull’inquinamento ambientale, e su tante altre cose. Quindi penso che sceglierei la ricerca.

Grazie davvero, è stata un’intervista molto interessante. Grazie ancora a Véronique Trillet -Lenoir per essersi stata qui con noi oggi.

Grazie ai nostri telespettatori. Ci vediamo alla nostra prossima intervista con un altro membro del Comitato BECA. Per aggiornamenti sulla discussione sull’European Cancer Plan, visitate la nostra sezione AskaEurope su www.askanews.it

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