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Venerdì 12 novembre 2021 - 11:25

Lincei, Antonelli: fuga cervelli è sperpero di denaro pubblico

Da 2009 a 2015 andati all'estero 14mila ricercatori

Lincei, Antonelli: fuga cervelli è sperpero di denaro pubblico
Roma, 12 nov. (askanews) – “Dal 2009 al 2015 sono andati fuori d’Italia 14.000 ricercatori. Tutto ciò mentre il nostro Paese rimane tra gli ultimi in Europa per quota di popolazione in possesso di un titolo di istruzione terziaria (27,6% contro 41,6% della media europea) e per tasso di accesso all’istruzione terziaria (42% contro 63% della media europea), con fortissimi squilibri territoriali e senza un adeguato sistema di Scuole universitarie per la formazione professionale”. A sottolinearlo il presidente dell’Accademia dei Lincei Prof. Roberto Antonelli nella relazione con cui ha aperto oggi a Roma la cerimonia di inaugurazione dell’Anno Accademico 2021-2022.


“Tra i fattori fondamentali per l’esodo – ha detto Antonelli – sono stati indicati la riduzione dei finanziamenti in Italia per la ricerca e l’università, diminuiti sistematicamente tra il 2007 (9,9 miliardi di euro) e il 2015 (8,3 miliardi di euro). Nel 2015, la spesa totale in ricerca e sviluppo rappresentava l’1,34% del PIL, lontano dal 3% del PIL entro il 2020 stabilito nella strategia di Lisbona. Sebbene sia aumentato fino all’1,39% del PIL nel 2018, il divario con la media dell’UE si è ulteriormente ampliato, come riconosciuto anche nel PNRR. Ciò ha avuto un forte impatto sulle risorse umane, soprattutto a livello universitario, dove il numero di professori e ricercatori a tempo indeterminato è diminuito del 20% tra il 2009 e il 2016 (da 60.882 a 48.878 unità)”.



“La fuga dei nostri ricercatori – ha detto il presidente dei Lincei – rappresenta uno sperpero del denaro pubblico, come riconosciuto anche nel PNRR, indice di una rinuncia ad un modello di sviluppo competitivo, possibile soltanto attraverso un alto livello della scolarizzazione e della ricerca. La ricerca richiede ovviamente la massima internazionalizzazione possibile, ma occorrerebbe che a tanto esodo corrispondesse un movimento contrario, da istituti di ricerca estera in Italia: ciò avviene in misura minima, a causa delle condizioni delle strutture e dei finanziamenti per la ricerca in Italia”.




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