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Giovedì 4 marzo 2021 - 13:20

Dallo Spazio occhi puntati sulle acque dolci del nostro pianeta

Studio Nasa mostra forte impatto dell'uomo sul ciclo dell'acqua
Dallo Spazio occhi puntati sulle acque dolci del nostro pianeta

Roma, 4 mar. (askanews) – Uno studio pubblicato su “Nature” offre interessanti dati sugli specchi d’acqua dolce – laghi, stagni, acquitrini e anche riserve artificiali – il cui stato di salute può fornire informazioni preziose sull’andamento del clima.

Lo studio – “Human alteration of global surface water storage variability” – curato dalla Nasa, è focalizzato sulle variazioni del livello dell’acqua in questi bacini e presenta la prima mappatura globale del fenomeno. Gli autori si sono basati principalmente sui dati del satellite IceSat-2 (Ice, Cloud and land Elevation Satellite 2) della Nasa e su quelli di Landsat, programma congiunto della Nasa e della Usgs (United States Geological Survey).

Nello specifico – riporta Global Science, il quotidiano online dell’Agenzia spaziale italiana – IceSat-2 invia sulla Terra diecimila impulsi laser al secondo, che poi vengono riflessi verso il satellite: da tali impulsi derivano misurazioni ad alta precisione della superficie terrestre, da cui successivamente gli scienziati possono trarre informazioni sui vari elementi degli ecosistemi, come appunto le acque dolci, ed effettuarne il monitoraggio nel corso del tempo.

La mappatura è stata realizzata utilizzando i dati di ben 227.386 specchi d’acqua, che sono stati tenuti sotto osservazione per 22 mesi. I ricercatori hanno notato che la media delle variazioni di livello nei bacini naturali è pari a 0,22 metri, mentre si alza a 0,86 metri per quelli artificiali. Le oscillazioni sono maggiormente contenute per le acque dolci naturali e sono legate essenzialmente all’andamento delle stagioni e alle precipitazioni; per le riserve artificiali, invece, sono più evidenti e sono connesse alle politiche di gestione.

Il gruppo di lavoro ha anche riscontrato degli ‘schemi’ regionali in queste fluttuazioni: esse sono molto pronunciate in Medio Oriente, nell’Africa meridionale e negli Stati Uniti occidentali, mentre risultano più misurate nella fascia tropicale.

I risultati della mappatura, secondo gli autori, sono utili per verificare quanto le attività e gli insediamenti umani incidano sul ciclo dell’acqua a livello mondiale, quali aree della Terra siano maggiormente a rischio siccità e quali stiano vivendo i cambiamenti più drastici. Lo studio potrà essere impiegato anche per indirizzare la gestione delle riserve idriche in maniera più corretta e rispettosa dell’ambiente.

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