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Domenica 19 giugno 2022 - 20:50

M5S, scintille Di Maio-contiani. Leader convoca vertice stellato

Consiglio nazionale ribadirà linea, ma non può sanzionare il ministro

M5S, scintille Di Maio-contiani. Leader convoca vertice stellato
Roma, 19 giu. (askanews) – “Non ci sono margini per ricucire nulla, il tema è come e chi la chiude, bisogna capire se Luigi Di Maio sa dove andare e se vuole farsi cacciare”: una fonte di primo piano del Movimento 5 stelle, più defilata rispetto alle prime linee in trincea dei fedelissimi di Conte e del ministro degli Esteri, liquida così ogni dubbio sull’esito della rottura. La convocazione del Consiglio nazionale del Movimento (per le 21 di stasera, domenica 19 giugno) non sarà comunque l’atto finale dello scontro.


La giornata è segnata dagli ormai quotidiani cannoneggiamenti reciproci. Durissimi i vicepresidenti stellati. Per Riccardo Ricciardi, intervistato da Repubblica, il ministro “da tempo, per sua responsabilità, è un corpo estraneo al Movimento”. Quanto alla sua possibile espulsione, “vorrei ricordare – aggiunge – che da capo politico Di Maio ha espulso persone per cose molto, molto meno gravi”. Stesso giudizio da Alessandra Todde, che ricorda che il M5S ha “una sola linea” e giudica così le critiche dell’inquilino della Farnesina: “Dichiarazioni forti, neanche supportate dai fatti, perseguendo obiettivi personali, delegittimando la forza politica che si rappresenta”.



Di Maio non desiste. “I dirigenti della prima forza politica in Parlamento, invece di fare autocritica, decidono – accusa – di fare due cose: attaccare, con odio e livore, il ministro degli Esteri e portare avanti posizioni che mettono in difficoltà il Governo in sede Ue”. Non mancano le voci a suo favore. Francesco D’Uva accusa i vertici stellati di essere “di giorno atlantisti ed europeisti, di notte attenti accusatori pronti a puntare il dito contro Di Maio”. Sergio Battelli, altro deputato di area, accusa i contiani di un “fuoco incrociato sui giornali con parole di una violenza e un odio senza precedenti”. Poi torna sul tema che tocca il futuro di molti degli attuali parlamentari, la consultazione degli iscritti sul limite ai mandati elettivi: “Anche oggi nessuno è stato chiaro – accusa Battelli – sul quesito che riguarda il secondo mandato. La domanda deve essere semplice, non c’è molto da dire o da filosofare”.


Diverse fonti interne, appartenenti ai due campi in lotta, escludono che stasera il Consiglio nazionale possa arrivare a sanzionare Di Maio, competenza dei Probiviri cui eventualmente potrebbe essere segnalato il caso. “A maggior ragione visto lo strappo con Di Maio, Conte si muoverà con prudenza, non può andare apertamente contro Draghi”, segnala uno degli osservatori meno schierati. Negli ambienti più vicini all’ex premier, tuttavia, si sottolinea la “grande sofferenza per le dichiarazioni di Di Maio e dei suoi: usano anche tecniche talmente grossolane che fanno quasi pena, vedi uscite in batteria dopo le sue dichiarazioni, in cui accusava Conte, dico Conte, di antiatlantismo… In tanti si aspettano provvedimenti”.



Lo scenario più probabile, su questo concordano le fonti di entrambe le fazioni, è che il Consiglio nazionale che si riunisce in queste ore ribadirà la linea “pacifista” di Conte chiarendo che, come dice Todde, è l’unica in campo per il M5S ma anche la fiducia nella possibilità di un accordo in maggioranza in vista della risoluzione da votare in Senato martedì, in occasione delle comunicazione del premier Mario Draghi sul Consiglio europeo. Gli sherpa della maggioranza tornano a riunirsi lunedì e il tanto discusso “no” al nuovo invio di armi in Ucraina “non ci sarà – ragiona un parlamentare dimaiano – anche se Conte l’ha detto per un mese sui palchi”.


Per il dopo, restano da misurare le forze in campo: sono molti i parlamentari, specie alla Camera, che non apprezzano molto la gestione del Movimento affidata a Conte, “ma non tutti sono dimaiani, e ancor meno sono pronti ad esporsi subito in una eventuale scissione”, raccontano a Montecitorio. Quindi non è certo che il ministro degli Esteri sia in grado di formare un gruppo parlamentare, se dovesse decidere di uscire spontaneamente. Ma questo è un altro capitolo della storia, ancora tutto da scrivere.



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