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Mercoledì 25 maggio 2022 - 12:27

Cosa ha detto Draghi al convegno della Dia a Milano

Estirpare le connivenze nelle istituzioni

Cosa ha detto Draghi al convegno della Dia a Milano
Roma, 25 mag. (askanews) – “Rispetto a trent’anni fa, la mafia ha assunto forme nuove, ma altrettanto temibili. Non viviamo più l’incubo dello stragismo, del terrorismo di stampo mafioso. Le mafie si insinuano nei consigli d’amministrazione, nelle aziende che conducono traffici illeciti, al Nord e nel Mezzogiorno.


Inquinano il tessuto economico, dal settore immobiliare al commercio all’ingrosso. Controllano il territorio con la violenza, soffocano la libera concorrenza”. Lo ha sottolineato il presidente del Consiglio Mario Draghi, parlando al convegno organizzato dalla DIA a Milano, e ricordando che “tra gli insegnamenti di Giovanni Falcone c’è quello, essenziale, di ‘seguire la traccia dei soldi’. Dobbiamo continuare a farlo per proteggere l’economia italiana, i cittadini, le imprese”.



“L’esperienza accumulata in tre decenni di lotta alle mafie ci ha dotato di strumenti sofisticati, dalle applicazioni più varie” ha aggiunto: “Le norme antimafia italiane possono essere un utile punto di riferimento nella discussione attualmente in corso a livello europeo sulla confisca dei beni degli oligarchi russi”.


Secondo Draghi, per sconfiggere le mafie non basta l’eroismo dei singoli ma “serve il massimo impegno e la massima trasparenza da parte di tutti noi” in particolare per “estirpare le connivenze che ancora ci sono all’interno delle istituzioni”. “Oggi celebriamo la professionalità, le intuizioni, l’eroismo dei magistrati come Falcone e Borsellino, e degli agenti che hanno lavorato con loro”, ha spiegato Draghi, osservando però che “nel lungo termine la lotta alla mafia non si può reggere solo sul coraggio dei singoli. La mafia si sconfigge con la cultura della legalità: in famiglia, nelle scuole, sul lavoro, nelle istituzioni. Con lo sviluppo economico, che porti sicurezza, lavoro, fiducia. Con l’impegno dei giovani, degli imprenditori, della società civile. Con la buona amministrazione e la determinazione a estirpare le connivenze che ancora ci sono all’interno delle istituzioni”.



Per Draghi, la lotta all’illegalità “impone anche una miglior tutela della spesa pubblica. E’ necessario proteggere la straordinaria opportunità del PNRR”. “Dobbiamo fermare e punire chi cerca di drenare fondi pubblici a vantaggio di società mafiose”, ha affermato Draghi, ricordando che “per proteggere i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, semplifichiamo le procedure, miglioriamo il sistema di contrasto alle infiltrazioni, rafforziamo i controlli. Ampliamo gli strumenti a disposizione dei prefetti, come la prevenzione collaborativa, senza creare nuovi ostacoli per le imprese. Lo facciamo per difendere la straordinaria opportunità che il PNRR ci offre, la nostra credibilità verso i cittadini e i partner europei”.


“L’Italia può e deve avere un ruolo guida a livello europeo nella lotta alla criminalità organizzata” ha detto ancora Draghi: “Siamo all’avanguardia nella legislazione antimafia e nella protezione dei testimoni e dei loro familiari, uno strumento fondamentale per la giustizia sin dai tempi del maxiprocesso. Lo ha riconosciuto il primo ministro olandese Mark Rutte in una sua recente visita a Roma, quando ha annunciato che i ministri olandesi verranno in Italia per imparare dai nostri esperti. L’esperienza accumulata in tre decenni di lotta alle mafie ci ha dotato di strumenti sofisticati, dalle applicazioni più varie”.



Le istituzioni, ha proseguito Draghi, “si rafforzano anche tramite la collaborazione internazionale. Questo mese, l’Italia ha siglato un nuovo protocollo che migliora il coordinamento tra Stati nella lotta alla criminalità informatica. Da un anno è operativa in 22 Stati membri la Procura europea che indaga su reati che ledono gli interessi finanziari dell’Unione Europea – dai casi di frode al riciclaggio. La sua creazione è stata condivisa da questo Governo e corrisponde alla visione esposta da Falcone nell’audizione al Consiglio Superiore della Magistratura nel 1992. In quell’occasione auspicò la creazione di un gruppo di lavoro di magistrati in grado di garantire un coordinamento effettivo tra Stati”.


Rea/Pie


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