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Martedì 17 maggio 2022 - 20:55

Altro che vertice del disgelo, la Sicilia dilania il centrodestra

FdI attacca per lo stop a Musumeci, bocciato da Lega. Cav "irritato"

Altro che vertice del disgelo, la Sicilia dilania il centrodestra
Arcore (Mb), 17 mag. (askanews) – La patina di unità sul centrodestra dura pochi minuti, quelli che passano tra la velina di un Matteo Salvini “molto soddisfatto” per il vertice di Arcore, le parole di Silvio Berlusconi (non previste) che parlava di un centrodestra unito, e la nota di Fratelli d’Italia che ha sollevato il sottile velo con cui si era provato a coprire le divisioni interne. A seguire, la Lega che “boccia” la ricandidatura di Musumeci, l’ex Cavaliere che fa sapere di aver accolto con “sorpresa e irritazione” la nota di FdI, e via della Scrofa che racconta di una retromarcia di Berlusconi col mistero di una nota mai diramata.


Nessun disgelo dunque, anzi. Alla fine del vertice a villa San Martino, il primo dopo mesi, si esasperano tutte le tensioni della vigilia, che ancora una volta hanno l’epicentro in Sicilia, dove FdI insiste nel chiedere l’ok ufficiale alla ricandidatura di Nello Musumeci alla guida della Regione. Berlusconi, parlando con i giornalisti in un incontro improvvisato fuori Villa San Martino, aveva glissato: “Non ne abbiamo parlato”. Ma dal partito di Giorgia Meloni poco dopo arriva la bordata: “La personale dichiarata disponibilità di Silvio Berlusconi” a ricandidare Musumeci “si è fermata di fronte alla richiesta di Matteo Salvini di ritardare l’annuncio del candidato”. Immediata la replica della Lega, affidata al coordinatore di Prima l’Italia Nino Minardo: “La Lega non ritarda nulla. I dubbi su Musumeci non sono di Salvini o della Lega, ma semmai della netta maggioranza dei siciliani”.



Del resto la tensione aveva caratterizzato tutto il vertice, stando al racconto dei partecipanti: poche battute, clima abbastanza freddo, anche se Berlusconi da buon padrone di casa aveva offerto un aperitivo all’aperto e poi un pranzo a base di riso con melanzane olive e pachino, branzino in crosta, gelato al pistacchio. E perfino un omaggio: un quadro raffigurante la Madonna a ciascuno dei due ospiti. Un’ora e mezza tutti e tre insieme, con i leader accompagnati da Roberto Calderoli, Ignazio La Russa e Licia Ronzulli (più Antonio Tajani collegato da Bruxelles).


Formalizzato l’impegno di convergere ai ballottaggi delle comunali anche dove si andrà divisi al primo turno, Fratelli d’Italia è tornata quindi alla carica su Musumeci: “Avete alternative?”, hanno chiesto agli alleati. “E avendo ricevuto un no – spiegano da via della Scrofa – abbiamo chiesto allora di riconfermare subito Musumeci senza aspettare l’ultimo momento”. Da Berlusconi sarebbe arrivata una attestazione di “stima personale” verso Musumeci, facendo presente però che bisogna parlare con Fi Sicilia, mentre lo stop di Salvini è stato più netto: “Non ora”. Impossibile dunque una nota congiunta al termine del vertice, come si era sempre riusciti a fare nelle ultime occasioni. Subito dopo, raccontano alcuni partecipanti, il segretario leghista ha lasciato il vertice per tornare a Roma: “Calderoli doveva presiedere l’aula del Senato”, la spiegazione. A Villa San Martino è rimasta dunque Giorgia Meloni: un’ora faccia a faccia col padrone di casa. E da FdI raccontano: “Berlusconi ci ha letto una nota che avrebbe dovuto diffondere, in cui esprimeva pubblicamente la stima personale per Musumeci. Poi lo avranno convinto a cambiare idea… Ma noi non lo sapevamo, altrimenti – nicchiano da FdI – magari saremmo stati meno netti…”. Fatto sta che quella nota – e soprattutto il riferimento alla sua posizione – ha irritato il leader azzurro.



Ma in realtà nella nota del partito di Giorgia Meloni non c’è solo il caso Sicilia. Al termine del vertice il fondatore della coalizione aveva provato a descrivere una situazione in miglioramento: “Il centrodestra è unito”, anche perchè “soltanto un pazzo penserebbe di mandare all’aria questa coalizione”. E aveva rilanciato l’idea di un programma unitario, partendo da quello firmato insieme nel 2018. Solo una frecciata a Meloni e al suo progetto di una coalizione a trazione FdI: “Per me funziona bene così come è”, il commento dell’ex premier. Ma poi la nota di FdI ha messo diversi puntini sulle ‘I’. Innazitutto, l’unità “non basta declamarla ma va costruita nei fatti”. E poi, “restano ancora fumose le regole d’ingaggio sulle modalità con cui formare liste e programmi comuni”. Un problema molto sentito in FdI, che vorrebbe ovviamente vedere rappresentata in termini di candidature nei collegi “vincenti” la crescita registrata nei sondaggi. Per poi chiudere col mantra: “Serve chiarezza sulla indisponibilità ad accordi futuri con Pd e M5s”. Insomma, per il disegelo servirà almeno un altro vertice.




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