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Mercoledì 13 ottobre 2021 - 09:51

Torino, Fipi a futuro sindaco: rischiamo ecatombe dehors dei locali

Futuro italiano partite Iva: turismo chiave per fare girare economia

Torino, Fipi a futuro sindaco: rischiamo ecatombe dehors dei locali
Torino, 13 ott. (askanews) – I dehors dei locali torinesi saranno falcidiati, senza qualche agevolazione da parte del nuovo sindaco. “Ricordate quanti erano stati chiusi prima della pandemia? La situazione, quando si dovrà di nuovo pagare l’occupazione suolo pubblico sarà catastrofica”, spiega Beba Pucciatti, presidente di Fipi – Futuro italiano partite Iva, associazione di categoria, nata a Torino, con duemila iscritti in tutta Italia. Pucciatti ritiene che il futuro di Torino passi “inderogabilmente” dalla ripresa economica della città.


Quali sono le maggiori sofferenze per le partite iva?



L’esempio dei dehors è “lampante: ai tanti locali già in difficoltà, si sono aggiunti quelli colpiti dalle chiusure. Molti hanno debiti con il Comune e quindi con Soris. Ma con i debiti non possono aprire più i dehors: se verrà meno la gratuità, sarà necessario trovare un modo facile e sostenibile per rateizzare i debiti, in essere. Altrimenti buona parte dei tavoli all’aperto di Torino spariranno in un batter d’occhio”.


Le piccole attività locali sono state ferme, o hanno aperto a singhiozzo, per un anno e mezzo e restano vessate da innumerevoli balzelli. Imposte che hanno sempre un esattore diverso, lo Stato, la Regione, il Comune. Le serrande abbassate rivelano la forte crisi attraversata da molti, ma non da tutti. Tanta gente ha chiuso la propria attività e ha chiuso la partita Iva. Su quali aspetti dovrebbe concentrarsi il nuovo sindaco?



“In generale, bisogna puntare sul turismo per rilanciare Torino e le sue attività commerciali, rivedere la Ztl in centro e fermarne l’espansione delle strisce blu verso le aree periferiche e appunto formulare rate ragionevoli della Soris per ridare ossigeno a negozianti, ristoratori e piccole imprese. Torino deve diventare una capitale turistica, è la ‘conditio sine qua non’ per la ripresa delle attività commerciali. Si promuove la città e il denaro torna in circolazione. Ma bisogna avere una città curata e funzionale. Anche sistemando le aree verdi, non solo pensando al green delle ciclabili, ma mantenendo in ordine l’immagine generale, dalle aiuole, alle rotonde, sempre piene di sterpaglie. Dare nuova vita ai Murazzi e alle strutture del Valentino. Poi c’è da far ritornare l’industria anche guardando al futuro dell’automotive. Si fa tesoro di quanto è stato e si guarda avanti. È indispensabile creare le condizioni per realizzare qui quello che serve oggi e domani, l’elettrico, l’idrogeno, la componentistica informatica”.


Cosa vorreste dalla nuova amministrazione torinese? “Più attenzione in campo fiscale. Il cittadino lavoratore autonomo gode di pochi servizi e ammortizzatori sociali, basti pensare al congedo di maternità, pressoché inesistente e assolutamente iniquo rispetto a chi è dipendente. Però il libero professionista è chiamato a pagare per ogni cosa. Per calmierare queste imposte, alcune potrebbero essere trasformare in credito da spendere nel circuito della città, una sorta di buono”.



E sulla città? “Rivedere le strisce blu è indispensabile. Non si può continuare ad allargare questo perimetro anche verso aree che sono tutt’altro che centrali. Questo è pensabile in una città che ha un trasporto pubblico efficiente e soprattutto capillare, dove le linee metropolitane vanno dappertutto e soprattutto in centro, non com’è il nostro oggi. In dieci anni noi abbiamo fatto due fermate di metro, altre città nello stesso tempo costruirebbero tutta la rete metropolitana cittadina. Anche la realizzazione della Tav potrebbe ridare una posizione centrale a Torino e creare nuovi posti di lavoro”.


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