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Mercoledì 7 aprile 2021 - 12:32

Chiusure, a Milano il 9 aprile la protesta degli ambulanti Apeca

Da oggi stato di agitazione in Lombardia di Fiva Confcommercio
Chiusure, a Milano il 9 aprile la protesta degli ambulanti Apeca

Milano, 7 apr. (askanews) – Fiva Confcommercio Lombardia ha proclamato da oggi lo stato d’agitazione dell’intera categoria degli ambulanti e a Milano, venerdì 9 aprile, nei mercati Crema/Piacenza e Largo V Alpini, gli ambulanti non alimentari, senza effettuare l’attività di vendita, allestiranno i loro posteggi per dimostrare che i mercati all’aperto sono sicuri. Anche in zona rossa.

E’ la forma di protesta che Apeca, l’Associazione ambulanti (Confcommercio Milano), promuove, si legge in una nota, “con l’obiettivo immediato di far tornare a lavorare tanti operatori drammaticamente fermi”.

“A Milano città il 9 aprile, ma in altri centri dell’hinterland già oggi, gli operatori allestiranno i loro posteggi – spiega Giacomo Errico, presidente di Apeca e Fiva Confcommercio – per testimoniare con grande forza la volontà di ripartire con adeguati protocolli anti-Covid sopperendo alla mancanza di organizzazione delle amministrazioni pubbliche. E incontreremo il Prefetto di Milano per spiegare le nostre ragioni. Non possiamo sperare solo che si passi dalla zona rossa a quella arancione. Dobbiamo lavorare, vogliamo lavorare e abbiamo già dimostrato di poterlo comunque fare in totale sicurezza. Riaprire pienamente i mercati e le fiere si può e si deve. Una fabbrica al chiuso può far lavorare i suoi dipendenti, anche migliaia, e invece un mercato all’aperto, con i corretti criteri di sicurezza e meccanismi di distanziamento per la clientela, non può lavorare?”. “Come non capiamo – aggiunge Errico – perché le deroghe di apertura per le merceologie in zona rossa (dalle confezioni e calzature per bambini ai prodotti per l’igiene e la casa) non riguardino gli ambulanti”.

“Attendere ancora tutto aprile per la ripartenza non è possibile – conclude Errico – C’è grande esasperazione e molti operatori non ce la fanno più dopo un anno di fatturati precipitati: di almeno il 40% nei casi migliori fino ad oltre il 90% per chi non lavora ormai da troppo tempo. Con ristori irrisori e famiglie da mantenere”.

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