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Martedì 23 febbraio 2021 - 21:12

Rigoristi vs aperturisti, Draghi cerca sintesi per Dpcm anti-Covid

Riunione a Palazzo Chigi, poi Speranza alle Camere
Rigoristi vs aperturisti, Draghi cerca sintesi per Dpcm anti-Covid

Roma, 23 feb. (askanews) – Trovare una sintesi tra due linee, una rigorista e una più morbida, con l’obiettivo di arrivare a firmare il nuovo Dpcm anti-Covid con un anticipo di 4-5 giorni rispetto al termine del 5 marzo. Questo il compito di Mario Draghi, che dopo il decreto varato lunedì è chiamato a compiere il secondo atto da premier per contrastare la pandemia.

Per questo il presidente del Consiglio ha convocato a Palazzo Chigi una riunione con i ministri interessati (presenti Daniele Franco, Maria Stella Gelmini, Roberto Speranza, Giancarlo Giorgetti, Stefano Patuanelli, Dario Franceschini ed Elena Bonetti) e i tecnici Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, presidente dell’Iss, e Agostino Miozzo, coordinatore del Cts. Proprio Miozzo, uscendo da Palazzo Chigi, ha spiegato di aver “rappresentato al presidente Draghi i dati e i numeri dal punto di vista scientifico. Noi siamo prudenti, ma non abbiamo descritto una situazione di catastrofe imminente”. Il coordinatore del Comitato tecnico scientifico ha assicurato: “Non abbiamo parlato di riaperture, se ne parlerà in un’altra occasione. Venerdì ci sarà una nuova fotografia della situazione, poi vedremo”. L’indicazione del Cts sarebbe comunque quella di una sostanziale conferma dell’impianto del Dpcm in scadenza, senza via libera, ad esempio, per la riapertura di palestre e piscine.

La stessa linea che è caldeggiata in primo luogo da Speranza, che mercoledì riferirà prima al Senato e poi alla Camera sulla pandemia. Per il ministro, infatti, non è il momento di “abbassare la guardia” perchè i dati non lo consentono e le varianti destano preoccupazione. Una linea, quella del rigore, che non vede però tutti d’accordo. Matteo Salvini e la Lega chiedono un allentamento. Stamani il leader del Carroccio è stato a colloquio con Draghi, affrontando proprio questo tema. Salvini vuole “interventi mirati ma senza lockdown” con aperture “dove possibile”. “Non parlo a nome di Draghi, non mi permetto, ma sul ritorno alla vita, dove la situazione lo permetta, siamo sulla stessa linea”, ha assicurato alla fine.

Questa posizione, comunque, non è solo della Lega. Anche Stefano Patuanelli, ministro dell’Agricoltura M5s, lavora a un “protocollo per consentire alla ristorazione la ripartenza” e Stefano Bonaccini, governatore Dem dell’Emilia-Romagna e presidente della Conferenza delle Regioni, chiede “dove ce lo si può permettere, nelle prossime settimane o nei prossimi mesi, con capienze ridotte, via via riaprire cinema e teatri”.

Con queste differenze sul tavolo, trovare un accordo non sarà semplice, ma Draghi vuole fare in fretta. Per il premier non si deve più ripetere quanto avvenuto con lo stop alla riapertura degli impianti sciistici, giunto a poche ore dal via. Dunque dopo l’intervento di Speranza saranno recepite le indicazioni del Parlamento, il governo ascolterà le Regioni e il Cts, per arrivare alla firma 4-5 giorni prima della scadenza del 5 marzo.

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