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Martedì 1 dicembre 2020 - 17:08

“No riforma Mes”, e centrodestra si ricompatta. Ma Fi polveriera

Prima ultimatum Salvini, poi capriola Cav. "Ma resta ok fondi sanità"
“No riforma Mes”, e centrodestra si ricompatta. Ma Fi polveriera

Roma, 1 dic. (askanews) – Il film somiglia un po’ a quello della settimana scorsa, solo a parti invertite. In quel caso era stato Silvio Berlusconi a dettare la linea, costringendo gli alleati obtorto collo a votare a favore dello scostamento di bilancio, questa volta è Matteo Salvini a lanciare l’ultimatum e il leader di Forza Italia a ‘seguire’.

Il tema è quello del Mes, croce e delizia sia della maggioranza che dell’opposizione. Da mesi l’ex premier, e con lui tutta Forza Italia, va ripetendo che quei soldi praticamente senza condizionalità per la sanità vanno presi, da altrettanto tempo il leader della Lega e la presidente di Fratelli d’Italia dicono che è una trappola in cui non cadere.

Due posizioni inconciliabili che rischiavano di mettere la coalizione di fronte al fatto compiuto della spaccatura in occasione del voto della prossima settimana in Parlamento. E invece, magicamente, il centrodestra si ritrova compatto dalla stessa parte. Il tutto grazie a una specie di gioco di prestigio che fa scomparire dal cilindro il Mes su cui si era litigato finora, cioè quello ‘sanitario’, e tira fuori il coniglio della riforma del meccanismo di stabilità.

Questa volta è Matteo Salvini, di buon’ora, a dare l’aut aut all’alleato. “Chiunque in Parlamento approverà questo oltraggio per l’Italia e per le generazioni future – è il messaggio – si prende una grande responsabilità: se lo fa la maggioranza non mi stupisce, se lo fa qualche membro dell’opposizione finisce di essere compagno di strada della Lega”.

Poco dopo è la senatrice Licia Ronzulli, trait d’union tra gli azzurri e il Carroccio, ad anticipare la linea. “Così come è uscita dall’Eurogruppo la riforma non va bene e Forza Italia voterà contro in Parlamento. Quindi il problema non esiste”, dice. A completare l’inversione a U è poi una nota ufficiale del Cavaliere. “Il 9 dicembre non sosterremo in Parlamento la riforma del Mes perché non riteniamo che la modifica del Meccanismo di stabilità approvata dall’Eurogruppo sia soddisfacente per l’Italia e non va neppure nella direzione proposta dal Parlamento europeo”, è la prima parte del ragionamento di Berlusconi. “La riforma in questione non ha nulla a che vedere con l’utilizzo dei 37 miliardi destinati alla lotta contro il Covid”, la precisazione finale.

Se la settimana scorsa sullo scostamento di bilancio a tessere la tela con il governo erano stati Gianni Letta, Renato Brunetta e Maria Stella Gelmini, questa volta la manovra in direzione ostinata e contraria verso gli alleati è opera di Antonio Tajani e della stessa Ronzulli.

“Ormai ha ottenuto dal governo quello che voleva. Ora può lasciare la maggioranza a cuocersi nel brodo delle sue spaccature”, è il commento senza peli sulla lingua di un parlamentare sovranista. Il riferimento è alla ormai famosa norma salva Mediaset inserita nel dl Covid.

Dalla Lega fanno sapere di apprezzare molto la posizione di Berlusconi che, assicurano, non è frutto di un preventivo colloquio tra Salvini e l’ex premier. Soddisfatta anche Giorgia Meloni, una che certamente si è sempre molto spesa per evitare la spaccatura dell’alleanza. “Fratelli d’Italia ringrazia gli alleati di Forza Italia, e in particolare Silvio Berlusconi, per averci seguito sul tema del Mes e aver deciso di votare no insieme a noi il 9 dicembre in Parlamento”, afferma.

Proprio come la settimana scorsa è però Forza Italia, ormai saldamente divisa tra governativi e filo-leghisti, ad andare in fibrillazione. Nelle chat dei parlamentari, in molti si sfogano: “Ci siamo sempre dichiarati a favore del Mes, come facciamo ora a spiegare questa posizione ai nostri elettori?”.

Pubblicamente, a contestare la linea è il deputato Osvaldo Napoli. “Il dato politico è che Forza Italia, partito per definizione del suo fondatore popolare, liberale, europeista, si stringe nelle spalle e fa una giravolta incomprensibile piegandosi al diktat di un alleato, per sua stessa definizione, euroscettico e contrario a qualsivoglia progresso nell’integrazione europea” e tutto questo – sottolinea – senza che se ne sia mai “discusso nelle sedi ufficiali del par

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