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Lunedì 8 gennaio 2018 - 18:23

Processo Maroni a rischio sospensione anche dopo sua rinuncia

Prossime udienze dedicate ai testimoni, poi requisitoria del pm
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Milano, 8 gen. (askanews) – Anche dopo la decisione di Roberto Maroni di non ricandidarsi alla presidenza della Regione Lombardia “per motivi personali”, il processo milanese a carico del governatore uscente potrebbe essere comunque sospeso per non interferire con la campagna elettorale. Lo sarà quasi sicuramente se l’esponente del Carroccio deciderà di correre per un seggio della Camera o del Senato: in questo caso, un’eventuale richiesta di sospensione difficilmente potrebbe essere respinta dal Tribunale di Milano. Lo stesso collegio che già a primavera 2016 aveva disposto uno stop del dibattimento in vista delle elezioni amministrative (Maroni era candidato al consiglio comunale di Varese) e, ancora, nell’autunno scorso, per permettere al governatore di condurre la campagna elettorale a favore del referendum per l’autonomia della Lombardia senza subire condizionamenti di natura giudiziaria.

Ma il processo potrebbe fermarsi anche se Maroni decidesse di non candidarsi. Le prossime due udienze (in calendario giovedì 11 e 25 gennaio) saranno dedicate alle ultime testimonianze. In quella immediatamente successiva (fissata per l’8 febbraio) la parola passerebbe al pm Eugenio Fusco per la requisitoria. In questo caso, un’eventuale richiesta di condanna arriverebbe nel bel mezzo della campagna elettorale, a meno di un mese dal voto del 4 marzo. Richiesta di condanna che riguarderebbe comunque uno dei principali protagonisti del panorama politico nazionale, il dirigente di un partito di calibro come la Lega, compromettendo il naturale svolgimento della campagna elettorale. Per scongiurare questo rischio, l’avvocato Domenico Aiello dovrà dunque presentare richiesta di sospensione del processo che vede Maroni imputato le presunte pressioni esercitate a favore di due sue ex collaboratrici (Mara Carluccio e Maria Grazia Partuzo, quest’ultima, sostiene il pm Fusco nel capo di imputazione, a lui legata da “una relazione sentimentale”).

Oltre che per turbata libertà nella scelta del contraente, Maroni è accusato anche di induzione indebita, reato che, in caso di condanna, ai sensi della legge Monti-Severino potrebbe farlo decadere immediatamente dalla carica di governatore, ma non da quella di parlamentare (in questo caso l’eventuale decandenza scatterebbe soltanto dopo la conferma definitiva da parte della Cassazione). L’istanza di sospensionne del processo potrebbe essere formalizzata dalla difesa Maroni già nell’udienza di giovedì.

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