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Giovedì 11 febbraio 2016 - 13:38

Morti sul lavoro, 44 casi nel 2015 in Lombardia

Cisl: lieve calo (-4,4%) rispetto al 2014, -24% rispetto al 2011
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Milano, 11 feb. (askanews) – Secondo i dati Asl elaborati dal dipartimento Salute e sicurezza della Cisl, nel 2015 gli infortuni mortali in Lombardia sono stati 44, in lieve calo (-4.4%) rispetto all’anno precedente (erano 46). La riduzione risulta più consistente guardando agli ultimi cinque anni: – 24% rispetto al 2011 (58 casi). “Occorre tenere alta la guardia, mettere in campo tutti gli strumenti di prevenzione e contrasto, investendo sulla sicurezza, soprattutto in questa fase in cui si cominciano a registrare i primi segnali di ripresa economica”, ha affermato Paola Gilardoni, segretario regionale Cisl Lombardia con delega alla Salute e sicurezza. Gli investimenti in tema di sicurezza sul lavoro devono coinvolgere anche i giovani, partendo dalla scuola per favorire l’affermarsi di una cultura della prevenzione”. “Bisogna dedicare risorse anche alla promozione del benessere delle persone nei luoghi di lavoro – ha aggiunto la sindacalisti – avere una visione di prospettiva a fronte del progressivo invecchiamento dei lavoratori”.

Dall’analisi dell’età anagrafica delle vittime di infortuni emerge che in 16 casi (sui 44 totali) avevano più di 61 anni di età, di cui 5 con oltre 71 anni. La maglia nera tocca all’area Asl di Brescia, con 12 casi di infortuni mortale (contro i 4 dello scorso anno), soprattutto nei settori dell’agricoltura (6 eventi) e dell’edilizia (4 eventi). Seguono la Vallecamonica Sebino e Bergamo, entrambe con 5 casi contro i 2 del 2014. Quindi Milano con 4 casi (contro un caso del 2014).Quanto al rapporto di lavoro dei singoli infortunati, in 11 casi sono stati coinvolti titolari d’impresa (con o senza dipendenti), soci (anche di cooperative) e pensionati e altre forme di rapporto di lavoro, mentre in 15 le vittime erano lavoratori a tempo indeterminato.

Tra le cause dell’evento, al primo posto la caduta dall’alto (13 casi). “Un dato che ci deve far riflettere – ha sottolineato Gilardoni – sulla necessità di potenziare l’informazione, la formazione e l’addestramento di tutti coloro che svolgono attività con la presenza di questo sostanziale pericolo”.

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