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Lunedì 23 gennaio 2023 - 16:22

Automazione industriale: buone le prospettive per il 2023

All’insegna dell’innovazione continua

Automazione industriale: buone le prospettive per il 2023
Roma, 23 gen. – Il 2022 ha visto la produzione dell’industria italiana costruttrice di macchine utensili, robot e automazione attestarsi a 7.255 milioni di euro, con un +14,6% rispetto all’anno precedente. Sono questi i dati elaborati da UCIMU-Sistemi per produrre.


Le previsioni per il 2023, nonostante il forte clima di incertezza, sono positive: la produzione crescerà a 7.565 milioni (+4,3% rispetto al 2022), grazie all’incremento delle esportazioni, che si attesteranno a 3.375 milioni di euro (+3,1%), e alle consegne dei costruttori nel mercato nazionale, che si prevedono in crescita del 5,3% a 4.190 milioni di euro.



L’automazione industriale ha un ruolo determinante nell’affinare i processi produttivi e di controllo, riducendo in modo significativo i tempi di esecuzione e gli sprechi. Ne è convinta Paola Veglio, AD di Brovind Vibratori S.p.A., tra le prime aziende europee a specializzarsi nella progettazione e costruzione di impianti di alimentazione vibrante su basi elettromagnetiche, tre sedi in Italia e una in Brasile, 150 dipendenti e una spiccata vocazione per l’export “gli incentivi per l’industria 4.0 hanno avuto un ruolo chiave in questo senso; purtroppo per il 2023 il credito d’imposta è stato ridotto al 20% sul valore dell’investimento; è davvero un grande peccato perché l’innovazione deve essere concepita come un processo costante e continuo, solo così si può davvero competere, anche con l’estero”.


Sono in particolare 5 i trend che guideranno il 2023 del settore automazione industriale.



1 Prodotti sempre più sostenibili: neutralità climatica, zero emissioni e impiego efficiente delle risorse sono temi cruciali per ogni settore. L’industria, oltre a impegnarsi per produrre in modo sempre più sostenibile, deve sviluppare soluzioni che siano energeticamente più performanti, consentendo di monitorare i consumi, riducendo gli sprechi di materiale e la generazione dei rifiuti.


2 Manutenzione predittiva: “l’innovazione non può prescindere dalla capacità dello stesso macchinario di calcolare e segnalare quando sia il momento di sostituire delle componenti a rischio usura. Questo ne evita lo stallo totale, riducendo inenarrabili costi e tempi d’attesa per l’azienda“ prosegue Veglio.



3 Industria 5.0: se è vero che i processi produttivi possono essere semplificati e affinati grazie alla tecnologia, è altrettanto vero che il reale valore di un’azienda è dato dalle persone. Soprattutto oggi In cui il mondo del lavoro ha nuove e precise necessità, in primis un miglior bilanciamento tra vita privata e lavorativa. “Il benessere della società deve essere sempre più centrale per l’azienda, che diventa fattore chiave per creare valore. Dal welfare aziendale e territoriale, alla formazione, tutto concorre per trattenere e attrarre i talenti” prosegue Paola Veglio di Brovind.


4 Personalizzazione: “sviluppare soluzioni ad hoc permette di colmare un’esigenza specifica del cliente, andando a finalizzare il processo produttivo. Oggi le aziende con cui lavoriamo, specialmente nel mondo farmaceutico e alimentare, sono sempre più tecnologicamente avanzate; l’innovazione continua deve per questo essere una costante del nostro lavoro. Il nuovo stabilimento di Cortemilia, attualmente in ristrutturazione, ci permetterà di produrre nuovi prototipi brevettati che hanno ottenuto un grande consenso nelle fiere italiane e internazionali di settore, accolti dagli addetti ai lavori come rivoluzionari” spiega Veglio.


5 Export: le ultime elaborazioni di UCIMU sui dati ISTAT evidenziano come nel 2022 i principali mercati interessati dall’export italiano del settore abbiano riguardato Stati Uniti (281 milioni di euro, +24,7%), Francia (105 milioni, +9,1%) e Polonia (111 milioni +4,7%), in negativo invece Germania (199 milioni, -15,6%) e Cina (122 milioni, -3,5%). Le imprese italiane dovranno essere sempre più competitive sul piano internazionale, tenuto anche conto che i tassi di crescita del mercato interno non potranno crescere a due cifre come siamo stati abituati negli ultimi anni.


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