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Venerdì 25 novembre 2022 - 15:27

Italia-Svizzera, in Ticino riflettori su frontalieri e banche

Presidente Mattarella sarà la prossima settimana a Berna e Zurigo

Italia-Svizzera, in Ticino riflettori su frontalieri e banche
Roma, 25 nov. (askanews) – Le relazioni tra Italia e Svizzera sono “solide e costanti”, improntate alla massima collaborazione, ha rimarcato l’ambasciatrice svizzera a Roma, Monika Schmutz Kirgoz, in un’intervista rilasciata al Corriere del Ticino in occasione del Forum di dialogo tra i due Paesi che si è tenuto a Zurigo lo scorso ottobre. E proprio il Cantone dove si parla la lingua italiana è particolarmente interessato a questioni ancora aperte nei rapporti con Roma. In particolare quella dei frontalieri e dell’accesso ai servizi finanziari italiani da parte delle banche svizzere.


Proprio ieri, pochi giorni prima della visita a Berna e Zurigo del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge di ratifica ed esecuzione dell’Accordo tra l’Italia e la Svizzera relativo all’imposizione dei lavoratori frontalieri, che ora passa al vaglio del parlamento. “Un passo dovuto, nel senso che si sapeva che con l’insediamento del nuovo governo a Roma sarebbe stato ripreso in mano il dossier”, ha commentato ad askanews il caporedattore politica federale del Corriere del Ticino, Giovanni Galli, ricordando che l’accordo è stato già ratificato dal parlamento svizzero.



“L’accordo soddisfa Berna, qui in Ticino avrebbero voluto un po’ di più. Anche perchè l’accordo non si applica agli attuali frontalieri, ma a quelli che lo diventeranno dopo che sarà entrato in vigore. Per tutti gli altri non cambierà nulla”. Infatti, il regime transitorio previsto per i frontalieri che lavorano in Svizzera o che vi hanno lavorato a partire dal 31 dicembre 2018 prevede che continuino ad essere tassati soltanto in Svizzera, senza obbligo di dichiarazione in Italia. I nuovi frontalieri che saranno assunti una volta entrata in vigore l’intesa, invece, pagheranno sempre alla fonte in Svizzera, ma dovranno poi dichiarare il reddito anche in Italia. “L’aspettiva qui è che ci sia un aspetto dissuasivo e sulla carta dovrebbe esserci – ha commentato Galli – ma poi bisognerà vedere le condizioni economiche in Italia, se ci sarà lavoro. L’accordo dovrebbe anche attenuare il dumping salariale. Ma al momento è tutto ipotetico”.


Dai dati diffusi dall’Ufficio di statistica svizzera emerge come il numero dei frontalieri in Ticino sia in continua crescita: nel terzo trimestre del 2022, c’è stato un incremento del 4,2% su base annua e dell’1,6% rispetto al trimestre precedente. E a fine settembre la quota raggiunta in termini assoluti è stata di 77.732 lavoratori. E se l’accordo riguarda non solo il Ticino, ma anche il Canton Grigioni e il Canton Vallese, di fatto è nel Canton Ticino che si concentra il grosso dei frontalieri, dal momento che gli altri due Cantoni non sono così facilmente raggiungibili.



Altra questione aperta da anni tra Ticino e Italia riguarda l’accesso ai servizi finanziari italiani da parte delle banche svizzere. Galli ha ricordato che nel 2015 era stata siglata una road map che conteneva l’impegno italiano ad affrontare la questione che “l’associazione bancaria ticinese continua a sollevare perchè finora non è stato ancora fatto nulla”. Ad oggi le banche svizzere possono operare sul mercato italiano solo se aprono in Italia una succursale. Situazione che penalizza in particolare banche medio-piccole, che hanno molti clienti italiani, per cui è un costo aprire una succursale. Galli ha spiegato che le banche svizzere non hanno questo problema ad esempio con la Germania, con cui è stato firmato un accordo nel 2013 per cui possono operare anche senza aprire una succursale.


Nella sua intervista al Corriere del Ticino, l’ambasciatrice svizzera ha dichiarato che nel corso della visita del presidente Mattarella, il 29 e 30 novembre, “saranno affrontati tutti i principali dossier che riguardano le relazioni bilaterali”.



“Entrambi i presidenti tengono molto a questo incontro – ha rimarcato Schmutz Kirgoz – anche perché è rilevante che il presidente dalla Repubblica italiana, che non ha ancora compiuto una visita di Stato in Svizzera, possa recarsi nel Paese durante la presidenza di un italofono (Ignazio Cassis, ndr)”.


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