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Martedì 20 settembre 2022 - 14:01

Cina, stop a profilo social giurista anti-riconoscimento facciale

Si è anche lamentata per abusi in restrizioni anti-Covid

Cina, stop a profilo social giurista anti-riconoscimento facciale
Roma, 20 set. (askanews) – Il XX Congresso del Partito comunista cinese si avvicina e si stringono anche le maglie della censura. Secondo quanto scrive oggi il South China Morning Post, questa volta è toccato a Lao Dongyan, una prestigiosa docente di diritto penale presso l’Università Tsinghua di Pechino, il cui profilo su Weibo – il “twitter” cinese – è sparito dalla scorsa settimana. Lao, oltre a essere una rispettata accademica, è una seguita personalità web con circa 400mila follower. Ma è anche un’intellettuale fastidiosa, per le sue posizioni critiche rispetto alle politiche ufficiali cinesi e soprattuto rispetto alle conseguenze delle tecnologie di riconoscimento facciale.


L’accademica, raggiunta dal SCMP, non ha voluto commentare la cancellazione del suo profilo e dei contenuti su Weibo.



Lao è diventata particolarmente nota per le sue posizioni critiche rispetto all’abuso di restrizioni Covid da parte dei livelli medi e bassi delle autorità cinesi. Secondo lei, questi abusi mettono a rischio lo stato di diritto e hanno modificato la struttura di potere in Cina.


La giurista inoltre è fortemente critica rispetto all’utilizzo sempre più diffuso delle tecnologie di riconoscimento facciale in Cina. A maggio ha duramente criticato la decisione dell’autorità di regolazione del traffico di Pechino di unire i dati di pagamento dei trasporti con informazioni sensibili dei passeggeri, tra i quali il codice di stato sanitario e il riconoscimento facciale. A suo dire questo viola la privacy perché consente di monitorare le identità, le relazioni sociali e lo stato di salute ovunque e sempre.



“Noi non abbiamo modo di sapere come vengono usate le informazioni che vengono raccolte e come vengono conservare e chi è personalmente responsabile in caso di diffusione e abuso di tali dati”, ha scritto su Weibo. “E’ devastante – ha aggiunto – per la protezione delle informaziomni personali eche i vari database siano esposti e che la regolamentazione legale non sia in grado di mettere tutto ciò sotto controllo”.


Lao non è una “dissidente”, ma una personalità del mondo acccademico la cui competenza è altamente considerata anche dale autorità cinesi. Nel 2020 è diventata vicedirettrice dell’Ufficio di politica legale della Procura suprema del popolo, dove ha avorato nel migliorare diverse norme.



La giurista si è inoltre esposta nelle questioni di genere, chiedendo una maggiore protezione per le donne e puntando il dito contro l’ineguaglianza di genere nel paese.


La cancellazione del profilo di Lao viene a poche settimane dall’inizio del Congresso del Pcc, in cui Xi Jinping riceverà il terzo mandato da leader. Si tratta di un momento particolarmente delicato, in cui solitamente non sono ammesse prese di posizioni fuori dalle righe.


Questo porta non solo le autorità a chiudere gli spazi alle opinioni percepite come troppo eccentriche rispetto al potere, ma anche gli intellettuali a moderare le loro prese di posizione.


Recentemente Sima Nan, un prominente commentatore nemico gurato della pseudoscienza conosciuta come Qigong (che è una forma di meditazione), è stato bannato dai social media per una settimana. Xu Zhangrun, professore di legge alla Tsinghua, è stato brevemente arrestato nel 2020 dopo aver criticato la revoca del limite dei termini presidenizali per Xi. In seguito è stato licenziato. He Weifang, professore di legge all’Università di Pechino, ha avuto i suoi profili social più volte censurati dopo le sue critiche alla censura e alla politica di contrasto alla pandemia.


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