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Sabato 10 settembre 2022 - 16:55

Carlo III e il cambiamento climatico: una sfida culturale

L'ambientalismo del nuovo re analizzato con l'esperto Cotugno

Carlo III e il cambiamento climatico: una sfida culturale
Milano, 10 set. (askanews) – È stato uno dei primi esponenti della politica internazionale a parlare di istanze ambientaliste e climatiche al più alto livello globale e nel 2020 ha sostenuto che il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità sono “la più grande minaccia mai affrontata dall’umanità”. Ora che è diventato re, a Carlo III si guarda come a un possibile “climate king”, come a una potenziale figura di riferimento e di prestigio per le posizioni ambientaliste. Nel primo discorso ufficiale da sovrano, però, Carlo non ha fato alcun accenno al clima o all’emergenza ambientale e, dalla Gran Bretagna, qualcuno ha ipotizzato una sorta di “passo indietro” del re, alla luce di un passaggio del messaggio nel quale Carlo diceva che ora per lui “non sarà più possibile dedicare molto tempo ed energie alle tematiche di cui si era occupato in profondità finora”. In realtà era la stessa natura del discorso a non lasciare molto spazio a certe considerazioni, però questo “silenzio” del neo sovrano ha fatto un certo rumore.


“Questo silenzio – ha detto ad askanews Ferdinando Cotugno, giornalista italiano esperto di crisi climatica e movimenti ambientalisti che sta per pubblicare un libro sul climate change – è molto legato al momento in cui è stato pronunciato il discorso e al carattere della persona. Quello era il momento di rassicurare la nazione, non poteva già sovrapporre la propria azione alla figura della regina appena scomparsa. Uno stile prudente era inevitabile, anche perché si rivolgeva per la prima volta a un popolo che in larga parte non ha conosciuto alcun sovrano all’infuori di Elisabetta”. Il tema dell’ambientalismo di Carlo però resta vivo ed è argomento di ragionamento e dibattito. “Da re – ha aggiunto Cotugno – ha al tempo stesso meno e più possibilità di incidere. Certamente deve essere molto più neutrale da re: lui come principe di Galles è stato uno dei primi leader mondiali ad avere visto il tema; parla di ambiente dal 1970, di clima dal 1990. È intervenuto a tutti i grandi eventi, alla COP 26 disse che dovevamo trattare i cambiamenti climatici come una guerra, e ha addirittura espresso compressione anche per un movimento estremo come Extinction Rebellion, dicendo che la loro frustrazione era anche la sua”.



Ragionevolmente dunque quello che ci si può aspettare del “climate king”, che peraltro dall’americana Fox News viene additato come un “falco climatico” che vuole distruggere l’industria del petrolio, è in sostanza “un’azione di soft power nel Regno Unito, che peraltro a livello ambientale dopo avere preso misure all’avanguardia con Boris Johnson ora sta andando indietro in seguito alla crisi energetica e la guerra. Il suo ruolo può essere utile in questo senso per fare in modo che sempre più persone prendano sul serio l’argomento: se di questo argomento parla il re allora può diventare davvero un tema. Le decisioni politiche non spettano al sovrano, ma Carlo potrà usare la moral suasion. È più una sfida culturale che ambientale, è anche una grande occasione per la monarchia: se il tema diventa centrale può garantire anche un futuro all’istituzione monarchica britannica”. Le cronache dalla Gran Bretagna alle prese con la crisi energetica parlano di un ritorno ai combustibili fossili, a pratiche come il fracking e della nomina in posizioni di rilievo nel governo Truss, come quella di segretario all’Energia, di Jacob Rees-Mogg, ritenuto dai movimenti per il clima praticamente un negazionista. Anche su questo una forte spinta del nuovo re sui temi dell’ambiente potrebbe portare a dei cambiamenti di atteggiamento.


Ci sono però, ed è indispensabile ricordarlo, delle distanze enormi tra l’ambientalismo di Re Carlo III e quello dei movimenti. A Clarence House si presta molta attenzione alla conservazione, all’agricoltura biologica, alla difesa degli animali. Ma l’ambientalismo contemoporaneo, nei gruppi più avanzati, è indissolubilmente legato alla lotta alle diseguaglianze, in nome della giustizia sociale. “Su questo – ha concluso Cotugno – Carlo non può essere allineato. Oggi è come se ci fossero due visioni opposte: la prima prevede di risolvere la crisi climatica con gli strumenti che l’hanno creata, ossia il capitalismo avanzato contemporaneo; la seconda invece prevede una riforma radicale per cambiare i modelli economici della società. Al momento sta vincendo la prima lettura. E ovviamente Carlo in questo confronto rappresenta una posizione più conservatrice”. A testimonianza di ciò il fatto, sottolineato spesso dagli osservatori internazionali, che il nuovo re non si è mai espresso sui temi dell’aiuto e della compensazione dei Paesi ricchi verso i Paesi poveri. La cosiddetta finanza climatica è rimasta fuori dall’orizzonte ambientalista sia del principe impegnato sia del sovrano istituzionale, tanto da portare alla battuta che vuole che più che di ambientalismo si tratti di “giardinaggio”.



Il dibattito è aperto, ed è probabile che proseguirà per buona parte del regno del figlio di Elisabetta II.


(Leonardo Merlini)



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