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Martedì 5 luglio 2022 - 20:52

Cosa ha detto Mario Draghi ad Ankara

Con presidente turco confronto anche sulla Libia e sul rispetto dei diritti umani

Cosa ha detto Mario Draghi ad Ankara
Ankara, 5 lug. (askanews) – Unità di intenti sulla guerra in Ucraina e per la stabilizzazione della Libia, collaborazione sui migranti, nella gestione dei quali l’Italia è arrivata al “limite”. Il presidente del Consiglio Mario Draghi è arrivato ad Ankara, a poco più di un anno dal grande “gelo” provocato dalla sua definizione di “dittatore” per il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, per rilanciare i rapporti con la Turchia.


Il terzo vertice intergovernativo, a 10 anni dall’ultima riunione, era stato preceduto da due bilaterali a margine del G20 di Roma (30 ottobre 2021) e del vertice Nato di Bruxelles (24 marzo 2022) che avevano contribuito a rasserenare il clima. Oggi, almeno nelle dichiarazioni ufficiali, le relazioni sembrano tornare alla “normalità”. “C’è la volontà comune di rafforzare la collaborazione tra i nostri Paesi: Italia e Turchia sono partner, amici e alleati”, ha detto Draghi, ringraziando il governo turco “per la calorosa ospitalità”. Da parte sua, Erdogan ha dato atto a Roma di aver garantito “sempre il suo sostegno” per “aumentare la prospettiva dell’adesione della Turchia” all’Ue.



Il premier era accompagnato dai ministri Luigi Di Maio, Giancarlo Giorgetti, Roberto Cingolani, Lorenzo Guerini e Luciana Lamorgese, che hanno firmato nove intese in campi diversi. Ma il cuore dell’incontro, naturalmente, è stato il faccia a faccia tra Draghi ed Erdogan, che avevano sul tavolo i dossier principali non solo da un punto di vista bilaterale, ma anche europeo e mondiale.


Per quanto riguarda l’Ucraina, il presidente del Consiglio ha sottolineato che “Italia e Turchia sono unite nella condanna dell’invasione russa” e “nel sostegno a Kiev”, ma allo stesso tempo si trovano “in prima linea nel cercare una soluzione negoziale che fermi le ostilità e garantisca una pace stabile e duratura. Una pace che l’Ucraina e il presidente Zelensky ritengano accettabile”. In particolare, la Turchia sta giocano un ruolo da protagonista, sotto l’egida dell’Onu, per cercare di sbloccare il grano fermo nei porti del Mar Nero. “Dobbiamo liberare al più presto queste forniture e quelle di fertilizzanti – ha ribadito il premier – per evitare una catastrofe umanitaria e sociale nei Paesi più poveri del mondo. Al vertice G7 di Elmau Antonio Guterres ha descritto i contorni del piano a cui stanno lavorando le Nazioni Unite, che prevede un ruolo centrale per la Turchia. Mi auguro che la Russia possa dare il via libera a questa iniziativa, anche come segnale distensivo per futuri negoziati di pace”.



Altro tema al centro del confronto la questione libica, con la preoccupazione per le rivolte degli ultimi giorni e l’assalto al Parlamento. “La pace e la stabilizzazione della Libia sono obiettivi prioritari di Italia e Turchia. Abbiamo convenuto di fare tutto il possibile per riportare pace e stabilità in Libia.


Il nostro coordinamento diventerà più stretto in futuro”, ha detto il presidente del Consiglio, trovandosi d’accordo con il leader turco.



Collegato alla Libia, ma non solo, c’è il tema dei migranti. Un problema centrale, visto anche che nel 2021 gli irregolari giunti in Italia sulla rotta del Mediterraneo orientale in partenza dalla Turchia sono più che triplicati. Un boom di cui Ankara accusa la Grecia. Per l’Italia, ha ammesso il premier, gli arrivi hanno ormai superato la possibilità di essere gestiti. “Noi – ha rivendicato – cerchiamo di salvare i migranti, il nostro comportamento è straordinario: siamo il Paese certamente più aperto, ma non si può essere aperti senza limiti perchè a un certo punto il Paese non ce la fa più. Abbiamo posto il tema in Ue, lo abbiamo posto con Erdogan, lo porremo alla Grecia. Siamo il Paese meno discriminante e più aperto ma abbiamo dei limiti e ora ci siamo arrivati”. Però, è stato l’indiretto richiamo ad Ankara, la gestione dei migranti deve essere sì “efficace” ma anche “umana”. Su questo fronte è possibile un incremento della collaborazione tra le rispettive polizie mentre Erdogan ha prospettato l’eventualità di “un meccanismo congiunto di controllo”.


Di diritti, non solo dei migranti, Draghi ha parlato ad Erdogan, consapevole del fatto che la Turchia deve fare ancora molta strada su questo fronte. “Abbiamo discusso anche dell’importanza del rispetto dei diritti umani”, ha assicurato il presidente del Consiglio che, in particolare, ha “incoraggiato” il presidente turco “a rientrare nella Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne”.


In serata, dopo la cena di lavoro, Draghi rientrerà a Roma, dove domani vedrà, per l’atteso chiarimento, il leader M5s Giuseppe Conte, ma dovrà fare anche i conti con le fibrillazioni sul decreto Aiuti: visto lo stallo che si è venuto a creare, Palazzo Chigi dovrà valutare se porre la questione di fiducia.


Afe/Int14


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