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Venerdì 1 luglio 2022 - 17:37

In Vaticano dibattito su sessualità e vita oltre l’Humanae vitae

Un convegno e un volume della Pontificia accademia della vita

In Vaticano dibattito su sessualità e vita oltre l’Humanae vitae
Città del Vaticano, 1 lug. (askanews) – Poiché ci sono ‘condizioni e circostanze pratiche che renderebbero irresponsabile la scelta di generare’, una coppia di sposi può decidere di ricorrere, ‘con una scelta saggia’ a tecniche contraccettive, ‘escludendo ovviamente quelle abortive’. La rilevante apertura ai contraccettivi artificiali, con una prospettiva che dunque supera, di fatto, l’enciclica Humanae vitae di Paolo VI (1968) è contenuta in un libro, ‘Etica e teologia della vita. Scrittura, tradizione, sfide pratiche’, che raccoglie gli atti di un seminario di studio tra teologi che si è svolto l’anno scorso, pubblicato oggi dalla Pontificia accademia per la vita con la Libreria editrice vaticana e annunciato con rilievo dalle testate legate alla Santa Sede (Vatican News, Osservatore Romano, Civiltà cattolica).


‘Gli invitati venivano da più continenti ed esprimevano sensibilità e impostazioni teologiche differenti’, spiega a Vatican News mons. Vincenzo Paglia, presidente dell’accademia a curatore del volume. ‘Il volume che ora esce raccoglie gli Atti di questo lavoro. Papa Francesco è stato informato di ogni passaggio e ha incoraggiato il progetto’. Il vescovo mette in luce i caratteri innovativi sia del metodo che del contenuto del volume: ‘Abbiamo inteso mettere in dialogo – spiega – opinioni diverse su temi anche controversi, proponendo molti spunti di discussione. Quindi la prospettiva è quella di rendere un servizio al Magistero, aprendo uno spazio di parola che renda possibile e incoraggi la ricerca’. Seguendo un procedimento tipico della ricerca accademica, il volume affronta diversi temi (il matrimonio, la generazione, la procreazione medicalmente assistita, la contraccezione, l’aborto, l’eutanasia, ecc) partendo da un testo base elaborato dalla stessa Pontificia accademia della vita, poi discusso da un ‘discussant’ e da un ‘respondent’, che non di rado esprimono posizioni divergenti, o anche critiche: ‘Come le quaestiones disputatae del Medioevo: non pretendevano di soppiantare il Magistero autentico ma volevano aprire orizzonti nuovi di riflessione e ricerca, a disposizione del suo specifico e autorevole discernimento’, spiega Paglia. Nel merito, ‘stiamo veramente ascoltando il magistero di Papa Francesco? Stiamo prendendo sul serio le sue parole in modo organico, e non solo utilizzando qualche singola espressione, per di più isolata dal contesto dell’insieme delle sue riflessioni? Stiamo esaminando le implicazioni che esse hanno per il pensiero teologico?’.



Tra i molti temi, spicca, nel capitolo VII, la riflessione sull’annoso tema della contraccezione. Come è noto, fu Paolo VI che sbarrò la strada al ricorso, per i fedeli, ai contraccettivi artificiali, con la Humanae vitae (1968). L’enciclica, frutto di un lungo approfondimento affidato prima da Giovanni XXIII, poi da papa Montini, ad una commissione di teologi, sfociò – lo ha ricostruito monsignor Gilfredo Marengo nel libro ‘La nascita di un’enciclica. Humanae Vitae alla luce degli Archivi Vaticani’ – in un voto, consultivo, a favore della liberalizzazione della ‘pillola di Pincus’. Ciononostante, papa Montini, peraltro molto tormentato su questo tema, decise di vietarla con una enciclica, la Humanae vitae appunto, che aveva suscitato grandi aspettative prima della sua pubblicazione e dopo la pubblicazione ingenerò un’ondata di delusione tra molti fedeli cattolici. Le forti critiche furono probabilmente alla base della decisione di Paolo VI di non scrivere più nessuna enciclica fino alla fine del suo pontificato, ben dieci anni dopo, nel 1978: anno detto dei tre papi perché dopo la morte di Montini fu eletto dapprima Giovanni Paolo I, che morì poco più di un mese dopo, e poi Karol Wojtyla, che sulla contraccezione artificiale rafforzò, semmai, la chiusura montiniana. Da allora, il magistero non ha mai ribaltato la decisione montiniana.


Nel volume pubblicato ora dalla Pontificia accademia della vita, si ricorda che già il Concilio vaticano II (1962-1965), con la costituzione pastorale Gaudium et Spes, portò alla luce ‘la tensione tra la tradizione dottrinale sul matrimonio e alcune istanze innovatrici che, soprattutto in nome del movimento ‘personalista’ spingevano per la reinterpretazione della tradizione’, e nota come, nel dopo-Concilio, ‘il rapporto tra la dimensione istituzionale del matrimonio, con la sua finalità procreativa, e la qualità interpersonale del legame coniugale, così come il nesso tra amore sponsale e sacramento, sono temi sono temi sui quali la teologia – ecclesiologia, sacramentaria, antropologia, morale e pastorale – sta cercando di recuperare un ritardo di secoli’.



Dopo aver ricordato l’intervento magisteriale con la Humanae vitae, il saggio mette in luce che i cambiamenti sociali, nel frattempo, hanno ‘incrementato ancor di più la separazione tra sessualità e generazione’. E se, in generale, ‘convivenze, divorziati risposati, aborto, procreazione medicalmente assistita, omosessualità e teorie del gender, abusi sessuali’ sono oggi ‘un ‘banco di prova’ significativo per i cristiani, a qualsiasi cultura essi appartengano, e per la stessa teologia morale’, allo specifico tema della contraccezione è dedicato un paragrafo rilevante: ‘La responsabilità nella generazione richiede un discernimento pratico che non può coincidere con l’applicazione automatica e l’osservanza materiale di una norma, come è evidente nella pratica stessa dei metodi naturali. Ci sono infatti condizioni e circostanze pratiche che renderebbero il responsabile la scelta di generare, come lo stesso magistero ecclesiastico riconosce, appunto ammettendo i ‘metodi naturali’. Perciò, come accade in questi metodi, che già si servono di tecniche specifiche e di conoscenze scientifiche, ci sono situazioni in cui due sposi, che hanno deciso o decideranno di accogliere figli, possono operare un saggio discernimento nel caso concreto, che senza contraddire la loro apertura alla vita, in quel momento, non la prevede. La scelta saggia verrà attuata valutando opportunamente tutte le tecniche possibili in riferimento alla loro specifica situazione ed escludendo ovviamente quelle abortive’.


Una posizione sulla quale l’arcivescovo di Lima, mons. Carlos Castillo Mattasoglio, il ‘discussant’ del testo base, chiosa: ‘una chiesa che confida nella maturità umana e spirituale del popolo non può ridurre il comportamento dei credenti a mere formule normative.è urgente suscitare un discernimento libero e insieme fedele che porti tutti a compiere adeguate e giuste decisioni, nei limiti delle sfide.non è salutare per l’umanità avere sempre delle ‘spade di Damocle’, minaccianti dannazione, ogni volta che vengano trascurate le norme o che non si agisca secondo una procedura precisa, nella pratica comune di qualsiasi metodo, naturale o artificiale che sia, e d’altra parte non è nemmeno conveniente lasciare aperta una porta verso una facilità infinita’. Chiosa a sua volta il ‘respondent’, il teologo Maurizio Chiodi, ‘che la tecnica nella generazione umana non va esclusa a priori né accolta a priori, ma – proprio perché essa è forma dell’agire – va valutata di volta in volta, sulla base di un discernimento sapiente della coscienza, nel suo rapporto al bene e alla norma che lo custodisce’.



Il capitolo in questione contiene altre rilevanti proposte, in particolare un’apertura alla procreazione medicalmente assistita quando essa sia ‘omologa’: al contrario, ‘nella pma eterologa, e tanto più nella maternità surrogata, e il corpo proprio viene ridotto a oggetto biologico e le relazioni sono svuotate nella loro forma pratica e simbolica, il nome di una pretesa assolutezza del desiderio del figlio, che così diviene il figlio del desiderio’. Ma la proposta teologica sulla contraccezione rappresenterebbe, se accolta dal magistero, una vera e propria svolta rispetto alla Humanae vitae.


Un conto è un’enciclica, ovviamente, altro conto è un convegno, per quanto autorevole e ufficiale. Ma l’uscita del volume della Pontificia accademia della vita si inserisce in un frangente segnato, in Vaticano e in generale nella Chiesa, da un vivace dibattito sul tema della morale cattolica sulla sessualità. Nei mesi scorsi due cardinali vicini a papa Francesco, il tedesco Reinhard Marx, membro del Consiglio dei cardinali del pontefice, e il lussemburghese Jean-Claude Hollerich, relatore generale al prossimo sinodo, hanno caldeggiato una evoluzione della Chiesa nel campo della morale sessuale.


Più specificamente sulla Humanae vitae, Vatican News ha recentemente pubblicato una serie di podcast dedicato alla vita di Giovanni Paolo I, il papa succeduto a Paolo VI che governò 34 giorni, e che verrà beatificato da Fancesco il prossimo 4 settembre, all’interno della quale serie si può ascoltare Albino Luciani, quando era vescovo di Vittorio Veneto, nel 1968, poco prima della pubblicazione della Humanae vitae, esprimersi pubblicamente a favore del ricorso alla pillola. Il futuro papa argomentava la sua cauta apertura all’uso della pillola ricordando che la natura stessa blocca l’ovulazione nella donna dopo che questa è rimasta incinta per tutta la gravidanza e nei primi mesi dell’allattamento. ‘Sembra che sia lecita questa interpretazione: la natura, anche per mezzo del progesterone – scriveva il vescovo – pensa a dare un po’ di riposo alla madre e al bene del figlio (provvedendo a che egli sia partorito unico e a distanza). Il ‘progestinico’ non è altro che progesterone sintetico, fabbricato in laboratorio. Pare che non si vada contro natura, se, fabbricato a imitazione del progesterone naturale, lo si usa per distanziare un parto dall’altro, per dare riposo alla madre e per pensare al bene dei figli già nati o da nascere. Naturalmente, per la liceità del suo uso, devono concorrere le circostanze: intenzione retta, ossia proposito di mettere al mondo – nell’arco degli anni della fecondità – il numero dei figli che si possono convenientemente mantenere ed educare’. E a proposito dell’obiezione sollevata, e cioè che la pillola progestinica fosse ‘contro natura’, Luciani aggiungeva: ‘Qualcuno dice: la natura ha stabilito che la donna ogni mese abbia l’ovulazione. Sì, ma la stessa natura sospende l’ovulazione durante la gestazione e l’allattamento e dopo la menopausa. Bisogna badare a non prendere la ‘natura’ in senso troppo stretto. La natura vuole, per esempio, che noi siamo più pesanti dell’aria: ciononostante facciamo bene a viaggiare via aerea imitando il principio naturale per cui volano gli uccelli. Il Magistero può certo interpretare autenticamente le leggi naturali. Ma con molta prudenza, quando ha in mano dati certi. Nel nostro caso i dati sembrano tali o che si dica: è lecito, o almeno si dica: non consta, è dubbio. Nel dubbio, non si può accusare di peccato chi usa la pillola’. Una volta che, pochi mesi dopo, Paolo VI pubblicò l’enciclica con la quale vietava il ricorso alla pillola, Giovanni Paolo I, peraltro, obbedì al pronunciamento pontificio. Segno della intatta stima, l’anno dopo Paolo VI nominò Luciani patriarca di Venezia. Dieci anni dopo divenne papa: se non fosse morto un mese dopo, avrebbe cambiato il magistero?


Dopo Humanae vitae (1968), di certo Giovanni Paolo II confermò, e anzi rafforzò, l’insegnamento di Paolo VI con l’enciclica Evangelium vitae (1995): ‘Si afferma frequentemente che la contraccezione, resa sicura e accessibile a tutti, è il rimedio più efficace contro l’aborto. Si accusa poi la Chiesa cattolica di favorire di fatto l’aborto perché continua ostinatamente a insegnare l’illiceità morale della contraccezione. L’obiezione, a ben guardare, si rivela speciosa. Può essere, infatti, che molti ricorrano ai contraccettivi anche nell’intento di evitare successivamente la tentazione dell’aborto. Ma i disvalori insiti nella ‘mentalità contraccettiva’ – ben diversa dall’esercizio responsabile della paternità e maternità, attuato nel rispetto della piena verità dell’atto coniugale – sono tali da rendere più forte proprio questa tentazione, di fronte all’eventuale concepimento di una vita non desiderata. Di fatto la cultura abortista è particolarmente sviluppata proprio in ambienti che rifiutano l’insegnamento della Chiesa sulla contraccezione’. Non è dato sapere se Francesco intenda ulteriormente intervenire sulla materia.


Quel che è certo, è che la Pontificia accademia per la vita ha pubblicato un testo utile ‘per proseguire il dibattito e l’approfondimento dell’etica teologica della vita, che non può rimanere aggrappata al passato’, scrive sulla Civiltà cattolica il gesuita Jorge José Ferrer, membro dell’accademia, che pure non lesina critiche ad alcuni passaggi del ricco volume. E conclude il suo articolo con una ipotesi: ‘E’ lecito domandarsi se papa Francesco ci consegnerà una nuova enciclica o esortazione apostolica sulla bioe¬tica, che potrebbe magari intitolare Gaudium vitae’.


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