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Mercoledì 11 maggio 2022 - 12:09

Le mogli degli ufficiali di Azov al Papa: parli con Putin

La richiesta di una mediazione per l'evacuazione da Mariupol

Le mogli degli ufficiali di Azov al Papa: parli con Putin
Roma, 11 mag. (askanews) – Le mogli di due ufficiali del battaglione Azov hanno chiesto al papa, che hanno salutato al termine dell’udienza in piazza San Pietro, di farsi garante dell’evacuazione dei soldati asseragliati nell’acciaieria Azovstal di Mariupol assediata dalle forze russe.


“Abbiamo chiesto al papa di venire in Ucraina e di parlare a Putin e dirgli di lasciarli andare”. ha riferito Yuliya Fedosiuk, 29 anni, moglie del soldato Arseniy Fedosivk. La speranza delle donne è che “come parte terza”, il pontefice possa in qualche modo farsi gratne affinché il presidente russo li “lasci passare con corridoi umanitari”.



Francesco, hanno riferito, “ha detto che pregherà per noi e che fa tutto il possibile”. Il timore, ha spiegato la donna, “è che la Federazione Russa non permetta loro di andare in Ucraina” al termine dell’evacuazione: “Hanno parua di essere torturati e uccisi”. Nell’acciaieria, ha riferito Yuliya Fedosiuk, “le condizioni sono terribili: poche scorte, niente più cibo, niente acqua, niente medicine. Abbiamo detto al papa che ci 700 soldati feriti, con amputazioni e altri problemi, molti sono morti e non possiamo sotterrarli in modo cristiano”: “Devono essere evacuati subito”.


Il saluto con il papa è durato “cinque minuti” al termine dell’udienza generale in piazza San Pietro: le due donne hanno parlato in inglese col papa, che ha tenuto loro le mani. Kateryna Prokopenko, moglie del comandante di Azov, Denis Prokopenko, ha riferito: “Non posso nemmeno spiegare cosa ho sentito in quel momento. Ero nervosa, è stato un omento storico e speriamo che possa aiutare la vita dei nostri mariti dentro Azovstal. Speriamo che questo incontro ci dia la possibilità di salvare le loro vite. Ora attendiamo l’azione del papa, della sua delegazione, i nsotri soldati sono pronti ad essere evacuati in un paese terzo, sono pronti a cedere le armi, e noi siamo tutti pronti ad aiutarli. Faremo tutto il possibile per salvarli”.



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