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Venerdì 15 ottobre 2021 - 19:44

## Slovenia nuovo problema per Ue, fomenta sfiducia in democrazia

Capomissione Europarlamento: Toni incivili nel dibattito politico

## Slovenia nuovo problema per Ue, fomenta sfiducia in democrazia
Bruxelles, 15 ott. (askanews) – La Slovenia è ormai un nuovo problema per la coesione degli Stati membri e per la democrazia nell’Ue, insieme agli altri due paesi ultra sovranisti, Polonia e Ungheria, che più preoccupano per la costante erosione al loro interno dello stato di diritto. Durante una conferenza stampa oggi a Lubiana, l’eurodeputata liberale olandese Sophie in’t Veld, che guidava una delegazione del Parlamento europeo inviata in Slovenia per monitorare lo stato della democrazia nel Paese, ha rilevato che “le istituzioni pubbliche funzionano bene, e questo è rassicurante, ma preoccupa il tono del dibattito pubblico”, troppo acceso e polarizzato, che fomenta “ostilità, intimidazioni e sfiducia nelle istituzioni e anche fra le istituzioni stesse”.


Il problema, ha sottolineato l’europarlamentare olandese, è che sono gli stessi membri del governo e responsabili politici che alimentano questi toni usando un linguaggio “inadatto a una società civile e democratica”.



Proprio ieri c’è stata una dimostrazione chiara dell’uso di questi toni aggressivi e inappropriati da parte del capo del governo sloveno, Janez Jansa, che fra l’altro esercita la presidenza di turno semestrale del Consiglio Ue. Ripresentando un vecchio post sul suo account Twitter, Jansa aveva preso di mira, indicandoli con foto e nome, “13 dei 226 noti burattini di Soros nel Parlamento dell’Ue”, fra cui la stessa in’t Veld.


George Soros, presentato come il burattinaio, è il miliardario filantropo americano-ungherese, di origine ebraica, bestia nera della destra sovranista e spesso oggetto di attacchi antisemiti, che tramite la “Open Society” finanzia in tutto il mondo associazioni della società civile per rafforzare la democrazia.



Al tweet di stile “trumpiano”, del premier sloveno aveva risposto immediatamente il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, chiedendogli “urgentemente” di “cessare le provocazioni” contro gli eurodeputati. Ieri in serata era arrivata anche una “durissima condanna” del tweet “di cattivo gusto” di Jansa da parte del premier olandese Mark Rutte, accompagnata da una nota del suo governo all’ambasciatore sloveno all’Aja.


Una critica a Jansa è venuta anche dal presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, di solito attento a non urtare la sensibilità di nessuno dei capi di governo dei Ventisette (non ha ancora detto una sola parola, per esempio, sull’inaudito verdetto del Tribunale costituzionale polacco contro il primato del diritto comunitario). Sul suo account Twitter, Michel ha sottolineato che “gli eurodeputati devono essere liberi di lavorare senza essere sottoposti ad alcuna pressione”, e che “il rispetto reciproco fra le istituzioni Ue e all’interno del Consiglio europeo è l’unica strada percorribile”.



La Commissione europea, da parte sua, ha commentato oggi, con il portavoce Christian Wigand, che “i social network dovrebbero essere il luogo per un dibattito costruttivo e rispettoso, e non per attacchi a individui o a personalità pubbliche, come nel caso in questione”. Inoltre, “non c’è posto nell’Ue per l’antisemitismo”, ha concluso il portavoce.


Sophie in’t Veld, pur non volendo commentare il tweet di Jansa, ha osservato: “Credo che coloro che sono al potere, al governo, abbiano una speciale responsabilità per i toni che usano nel dibattito politico; hanno la responsabilità di rafforzare la fiducia nelle istituzioni, invece di indebolirla. E devono essere consapevoli del fatto che, se attaccano degli individui, lo fanno sempre da posizioni di forza con qualcuno che è più debole”.


La capomissione del Parlamento europeo ha indicato anche altre “ragioni di preoccupazione” in Slovenia nel fatto che “a volte i discorsi di odio e i toni surriscaldati del dibattito finiscono nell’intimidazione e nell’uso eccessivo della cause legali e delle querele”. In’t Veld ha ricordato una lettera di quattro organismi democratici sloveni, l’Ombudsman, la Corte dei Conti, il Commissario anti-corruzione e l’Autorità per la protezione dei dati personali, che paventano “il rischio di perdere la propria indipendenza”.


Vi sono poi “decisioni su nomine e finanziamenti” che sono bloccate o procrastinate; in particolare continuano a non arrivare i fondi del governo all’agenzia di stampa nazionale Sta, mentre continua a essere rinviata la nomina del procuratore sloveno per la nuova Procura Ue (Eppo) contro le frodi al bilancio comunitario.


C’è anche “un eccessivo uso della decretazione d’urgenza da parte del governo, anche dopo la fine dell’emergenza Covid”, e c’è bisogno di “una riforma urgente della legge sui media”, ha aggiunto in’t Veld.


Per l’eurodeputata olandese, “ci sono sufficienti ragioni di preoccupazione” per continuare il monitoraggio: “La pressione sta crescendo sugli organismi pubblici e sui giornalisti e questo conduce a un clima in cui i media e le istituzioni democratiche non funzionano bene; c’è sfiducia negli organismi pubblici che non lavorano più insieme per il pubblico interesse. E ci ha colpito la polarizzazione, come se la popolazione fosse divisa in due campi, un dialogo tra sordi preoccupante: ma c’è una sola Slovenia”.


“Il tono del dibattito non è innocuo: in diversi altri paesi ha portato all’erosione della fiducia e anche ad attacchi alle istituzioni democratiche. Qui non siamo ancora a questo punto”, ma i problemi si stanno aggravando, ha concluso in’t Veld.


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