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Lunedì 4 ottobre 2021 - 15:23

Libia, inchiesta Onu: violazioni su vasta scala contro migranti

Missione esperti ha indagato su Guardia Costiera e centri detenzione

Libia, inchiesta Onu: violazioni su vasta scala contro migranti
Roma, 4 ott. (askanews) – La missione di inchiesta indipendente delle Nazioni Unite ha esaminato la situazione di migranti, rifugiati e richiedenti asilo in Libia a partire dal 2016, arrivando alla conclusione che “violazioni contro i migranti sono commesse su vasta scala da attori statali e non statali, con un alto livello di organizzazione e con l’incoraggiamento dello Stato, il che indica crimini contro l’umanità”. E’ quanto ha sottolineato nel comunicato diffuso dall’ufficio Onu per i diritti umani uno dei tre esperti della missione, Chaloka Beyani.


Stando a quanto si legge nel rapporto, “dalle prove raccolte, tra cui interviste a 50 migranti, si desume che dal momento in cui i migranti entrano in Libia per raggiungere l’Europa sono sistematicamente sottoposti a una litania di abusi”. Tuttavia, per limiti di tempo e risorse, la missione si è concentrata sulle violazioni e gli abusi commessi in Libia, in particolare sull’azione della Guardia costiera libica che intercetta i migranti in mare e sui centri di detenzione dove vengono trasferiti, e “dove affrontano condizioni intollerabili studiate per provocare sofferenze e voglia di ricorrere a ogni mezzo di fuga, anche al versamento di grosse somme di denaro a milizie, bande criminali, trafficanti e contrabbandieri che hanno legami con lo Stato e traggono profitto da questa pratica”.



Nel rapporto si precisa che la missione ha stabilito che dal 2016 la Guardia costiera libica ha intercettato circa 87.000 migranti e attualmente sono quasi 7.000 i migranti presenti nei centri di detenzione, “tra cui grandi percentuali di bambini”.


Sebbene le autorità libiche siano state informate degli abusi, invece di avviare indagini e riforme, “hanno continuato con l’intercettazione e la detenzione di migranti”, si denuncia nel rapporto. Per cui il quadro emerso dall’indagine “fornisce fondati motivi per ritenere che atti di omicidio, riduzione in schiavitù, tortura, detenzione, stupro, persecuzione e altri atti disumani commessi contro i migranti facciano parte di un attacco sistematico e diffuso diretto a questa popolazione, a sostegno di una politica di Stato” e “in quanto tali questi atti possono costituire crimini contro l’umanità”.



Nel rapporto si sottolinea quindi la necessità di “ulteriori indagini per definire il ruolo di tutti coloro che sono coinvolti, direttamente o indirettamente, in questi crimini”.




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