Header Top
Logo
Logo
Corpo Pagina
Breadcrumbs
  • Home
  • Esteri
  • Fine della cristianità, manifesto per una Chiesa non spaventata

colonna Sinistra
Lunedì 19 luglio 2021 - 17:25

Fine della cristianità, manifesto per una Chiesa non spaventata

E' uscito in Francia un libro del cardinale di Bruxelles De Kesel

Fine della cristianità, manifesto per una Chiesa non spaventata
Città del Vaticano, 19 lug. (askanews) – Con la distanza necessaria per vedere il quadro d’insieme, il cardinale Joseph De Kesel, arcivescovo di Bruxelles, ha pubblicato in Francia un libro che sfida le nostaglie di un mondo terminale, i ripiegamenti identitari e i sogni di reconquista che attraversano il cattolicesimo europeo – è di questi giorni la polemica sulla “messa in latino” – e disegna un manifesto per una Chiesa che sa reinvetarsi, senza paura, in un mondo secolarizzato.


La Chiesa “è chiamata a vivere in un mondo secolarizzato e pluralista e ad integrarvisi”, scrive il porporato nel libro “Foi et religion dans une societé moderne” (Fede e religione in una società moderna, pubblicata da Salvator). “Il cristianesimo in Occidente non è più la religione culturale. Questa cristianità non esiste più. La fine di questa cristianità non significa tuttavia la fine del cristianesimo. Si tratta della fine di una sua figura storica. Il cristianesimo e la Chiesa sono stati per secoli un fenomeno determinante nella costruzione della vita nella società. La loro posizione era inevitabilmente molto influente. Una posizione sicuramente confortevole. Ma da nessuna parte nel Nuovo Testamento ci viene detto che quella è la posizione ideale del cristianesimo, né che è la situazione che più gli si attaglia”.



Il cardinale De Kesel, piuttosto silenzioso negli ultimi mesi a causa di problemi di salute, oltre che per la pandemia, torna ora nel pieno del dibattito sul presente e sul futuro del cristianesimo con un libro lucido ma non pessimista. “Si dice sempre che molte persone lasciano la Chiesa. Io risponderei: non ci sono mai entrati”. La fede come scelta, conversione personale è altro da quella che l’arcivescovo di Bruxelles chiama la “religione culturale”, quando si aderisce ad una Chiesa, ad una religione, per abitudine sociale, tradizione, contesto ambientale. Ebbene, oggi l’uomo, con la sua libertà, è cambiato: “E’ stato un lungo processo, lento e complesso, un’evoluzione durata qualche secolo e che costituisce a dire il vero una rivoluzione. Non è che con la distanza che si percepisce il fatto che si tratta di un altro sguardo sulla realtà, di un’altra comprensione di sé, di un altro modo di abitare il mondo e di situarvisi. In una sola parola, un’altra cultura, un altro mondo”. Un mondo è finito, il mondo delle “culture che si dicono cristiane”, ed è anche “la fine di una cultura religiosa” tout court.


In questo processo di lungo periodo, secondo De Kesel, è inutile sprecare energie a tentare di “ricristianizzare la società”, a “rammaricarsi” o a “lanciarsi in una controffensiva”.



Al contrario, il cristianesimo, magari minoritario, può puntare ad allearsi con tutte le persone di buona volontà, come sosteneva già il Concilio vaticano II e come papa Francesco ripete, per rendere il mondo “più umano e fraterno”. Senza ingenuità o timidezze: il porporato belga è netto nel sostenere la necessità di non permettere che la fede venga “privatizzata”, ridotta a fatto intimo, ma sostenere il suo diritto di parlare in pubblico su questioni come l’accoglienza dei migranti o il rifiuto dell’eutanasia. E senza mancare di comprendere la presenza dell’islam in Europa: fenomeno a doppia lettura, perché se per un verso “che lo si voglia o no, la presenza dell’islam da noi ha rimesso la religione all’ordine del giorno”, per un altro verso “l’islamismo estremista e violento” rappresenta invece un “pericolo” da non ignorare. La Chiesa, anzi, deve sentirsi stimolata a prendere pubblicamente la parola, per scongiurare che “l’islam sia la sola opzione religiosa che sussiste in una cultura per il resto interamente secolarizzata”.


Ma la secolarizzazione ambientale, appunto, va assunta. Anche “prevedendo una ristrutturazione della pastorale territoriale”, attualmente organizzata attorno alle parrocchie e ai seminari. La cartina di tornasole, indica il cardinale De Kesel, è l’attrattività della fede al giorno d’oggi: “La vera questione non è tanto di sapere se la Chiesa è capace di conservare il numero attuale dei suoi membri, anche se ciò rimane una preoccupazione. La vera questione è sapere se essa può attirare nuovi membri. E’ lì che si riconosce la vitalità di una Chiesa: non tanto dal numero di membri che ha ancora, ma dal fatto che qualcuno, interamente integrato nella cultura secolarizzata di oggi, sia capace di essere toccato dalla verità, la potenza e la bellezza del Vangelo”.



CONDIVIDI SU:
articoli correlati
ARTICOLI CORRELATI:
Contenuti sponsorizzati
Barra destra

Torna su