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Lunedì 19 luglio 2021 - 07:42

Caso Pegasus, così gli autocrati spiavano giornalisti e attivisti

Software con 50mila numeri usato anche da Orban e contro Khashoggi

Caso Pegasus, così gli autocrati spiavano giornalisti e attivisti
Roma, 19 lug. (askanews) – Attivisti per i diritti umani, giornalisti, politici e avvocati di tutto il mondo sono stati presi di mira da governi autoritari che hanno utilizzato un software di hacking – Pegasus – venduto dalla società di sorveglianza israeliana NSO Group. Lo rivela un’indagine di 17 testate internazionali, tra cui il Guardian e il Washington Post, dalla quale emerge che questa tecnologia è stata utilizzata anche dall’Ungheria di Viktor Orban. Secondo l’azienda il software era destinato esclusivamente all’uso contro criminali e terroristi.


Pegasus è un malware che infetta iPhone e dispositivi Android per consentire di estrarre messaggi, foto ed email, registrare chiamate e attivare segretamente dei microfoni.



Dall’indagine è emerso un elenco di oltre 50.000 numeri di telefono, identificati come quelli di persone di interesse dai clienti di NSO dal 2016. La presenza di questi numeri di telefono nei dati del software non rivela se un dispositivo è stato infettato da Pegasus o se è stato oggetto di un tentativo di hacking. Tuttavia, il consorzio dei media ritiene che i dati siano indicativi dei potenziali obiettivi identificati dai governi per la loro attività di sorveglianza.


Tra le persone spiate risultano centinaia di dirigenti aziendali, figure religiose, accademici, dipendenti di ONG, funzionari sindacali e funzionari governativi, inclusi ministri, presidenti e primi ministri. L’elenco contiene anche il numero dei familiari stretti del sovrano di un paese, circostanza che lascia pensare che il sovrano potrebbe aver incaricato le proprie agenzie di intelligence di esplorare la possibilità di monitorare i propri parenti.



Nei dati è elencato poi il numero di oltre 180 giornalisti, inclusi reporter e dirigenti del Financial Times, della CNN, del New York Times, di France 24, dell’Economist, dell’Associated Press e di Reuters.


Nelle dichiarazioni rilasciate attraverso i suoi avvocati, NSO ha negato le “false affermazioni” fatte sulle attività dei suoi clienti, ma ha affermato che “continuerà a indagare su tutte le affermazioni credibili di abuso e adotterà le misure appropriate”. L’azienda ha inoltre descritto la cifra di 50.000 numeri di telefono come “esagerata”.



NSO ha ricordato che vende la sua tecnologia solo a forze armate, forze dell’ordine e agenzie di intelligence di 40 paesi, non citati espressamente, ed ha affermato di controllare rigorosamente il rispetto dei diritti umani dei propri clienti prima di consentire loro di utilizzare i suoi strumenti di spionaggio.


L’analisi dei dati trapelati ha comunque permesso di identificare almeno 10 governi ritenuti clienti di NSO coinvolti: Azerbaigian, Bahrain, Kazakistan, Messico, Marocco, Ruanda, Arabia Saudita, Ungheria, India ed Emirati Arabi Uniti (UAE ). L’analisi dei dati suggerisce inoltre che il paese cliente di NSO che ha selezionato il maggior numero di numeri – più di 15.000 – è stato il Messico, dove è noto che diverse agenzie governative hanno acquistato Pegasus. Sia il Marocco che gli Emirati Arabi Uniti hanno selezionato più di 10.000 numeri.


Ruanda, Marocco, India e Ungheria hanno negato di aver utilizzato Pegasus per hackerare i telefoni delle persone menzionate nell’elenco. I governi di Azerbaigian, Bahrain, Kazakistan, Arabia Saudita, Messico, Emirati Arabi Uniti e Dubai non hanno ancora commentato ufficialmente. L’indagine suggerisce poi che il governo ungherese di Viktor Orban sembra aver utilizzato la tecnologia di NSO come parte della sua cosiddetta guerra ai media, prendendo di mira i giornalisti investigativi nel paese e la stretta cerchia di uno dei pochi dirigenti indipendenti dei media ungheresi.


I dati trapelati e le analisi forensi fanno pensare anche che lo strumento di spionaggio di NSO è stato utilizzato dall’Arabia Saudita e dal suo stretto alleato, gli Emirati Arabi Uniti, per prendere di mira i telefoni di stretti collaboratori del giornalista del Washington Post, Jamal Khashoggi, assassinato al consolato saudita a Istanbul. Anche il procuratore turco che indagava sulla sua morte sarebbe stato preso di mira.


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