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Lunedì 22 febbraio 2021 - 15:09

Iraq, l’Italia si candida alla guida della nuova missione Nato

Per l'addestramento delle forze anti Isis
Iraq, l’Italia si candida alla guida della nuova missione Nato

Roma, 22 feb. (askanews) – L’Italia sarà protagonista, con un ruolo di comando, della nuova missione Nato in Iraq. La decisione non è ancora ufficiale, ma il nostro Paese “ha avanzato ufficialmente la sua candidatura alla guida di questa missione” e – riferiscono fonti qualificate ad askanews – “per consistenza numerica del contingente e per gli impegni del nostro Paese nell’Alleanza è auspicabile e ipotizzabile che questa richiesta possa essere accolta”. L’operazione, la cui data di inizio dipende dal completo dispiegamento del contingente internazionale partecipante, non è stata ancora fissata, ma gli obiettivi sono già chiari: coordinare e addestrare le truppe che in Iraq avversano e combattono la rinascita dello Stato Islamico.

La candidatura italiana non è stata avanzata durante una specifica ministeriale della Nato. Secondo quanto riferito dalle fonti, il nostro Paese avrebbe invece proposto un ruolo di guida della missione “in ambienti diplomatici”, sfruttando tutti i canali a disposizione: “la presidenza del Consiglio, il ministero degli Esteri, il ministero della Difesa”. Nell’ultima riunione dei ministri della Difesa dell’Alleanza, la settimana scorsa, Lorenzo Guerini ha poi ricevuto nuove conferme dell’apprezzamento dei Paesi membri per l’impegno italiano in ambito Nato, una circostanza che lascia presupporre un consenso molto ampio per un prossimo ruolo di leadership dell’Italia nella missione avviata nel 2014 dagli Stati Uniti a seguito dell’espansione dell’autoproclamato Stato Islamico in Iraq e Siria.

Una missione che, oltre alla linea di comando, prevederà alcuni cambiamenti rispetto al passato. La coalizione internazionale di volenterosi cambierà la sua fisionomia. Creata dagli Stati Uniti per fornire alle Forze di Sicurezza irachene (ISF) il necessario supporto operativo per sconfiggere l’organizzazione terroristica, rendere sicuri i confini, ristabilire la sovranità dello Stato, formare Forze Armate e di Polizia in grado di garantire la sicurezza della Nazione, adesso vedrà una partecipazione meno cospicua delle truppe statunitensi. L’ex presidente Usa Donald Trump aveva annunciato il ritiro di tutti i militari americani, ma la nuova amministrazione di Joe Biden sembra più cauta e orientata a un ridimensionamento che consenta a Washington di fornire comunque un contributo. Il sostegno Usa, dovrebbe, però avvenire soprattutto tramite il dispiegamento di un certo numero di elicotteri e aerei e di tecnologia hi-tech per la raccolta d’informazioni.

In totale, secondo quanto si è appreso, dovrebbero essere circa 4.000 i militari internazionali impegnati nella missione, per la maggior parte europei e canadesi. Sebbene la pianificazione debba ancora essere messa a punto, il contingente italiano dovrebbe risultare il più numeroso. Al momento, non sono previsti ridimensionamenti del numero massimo di militari autorizzati nel 2021 al dispiegamento in Iraq e Kuwait (quest’ultimo è un Paese strategico per la presenza delle nostre forze armate nella regione), che è pari a 1.100 uomini e donne. Ma con l’eventuale guida della nuova missione Nato e il passaggio di consegne con la Danimarca, l’impegno potrebbe diventare più importante, con almeno altri 300-400 militari destinati proprio alla struttura di comando.

D’altra parte, l’Italia non è nuova ad impegni di comando in ambito Nato e addestramento delle forze di sicurezza locali. Il nostro Paese detiene già la guida della missione Onu in Libano e di quella Kfor in Kosovo. Quanto all’Iraq, non ha mai fatto mancare il suo sostegno, neppure in tempi di pandemia di Covid-19: nell’ambito della missione “Inherent Resolve”, con l’operazione “Prima Parthica”, fornisce personale di staff ai Comandi multinazionali in Kuwait e Iraq – a Baghdad ed Erbil – nonché assetti e capacità di “training” ed “assisting” rivolti alle Forze armate e di polizia irachene. Il contingente nazionale – che nel recente passato è stato dispiegato anche a tutela e protezione della diga di Mosul – opera in particolare a Erbil, ove sono in corso cicli di addestramento a favore dei peshmerga, e a Baghdad, presso cui sono in corso attività di “Advising” per le unità delle forze speciali.

(di Corrado Accaputo) coa/

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