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Mercoledì 20 gennaio 2021 - 16:11

Brexit, le conseguenze per i nostri connazionali in Gran Bretagna

Ambasciatore Trmobetta in audizione a Comitato Schengen
Brexit, le conseguenze per i nostri connazionali in Gran Bretagna

Roma, 20 gen. (askanews) – “La rete diplomatico consolare continuerà a fornire il massimo sotegno ai nostri connazionali e a vigilare perché i loro dirtti siano pienamente tutelati” anche dopo la Brexit: lo ha ribadito l’ambasciatore italiano a Londra, Raffaele Trombetta, in un’audizione del Comitato parlamentare di controllo sull’attuazione dell’accordo di Schengen, di vigilanza sull’attività di Europol, di controllo e vigilanza in materia di immigrazione.

La comunità italiana, la terza per entità nel Regno Unito, conta circa 700mila persone (comprese le doppie cittadinanze) e 428mila iscritti all’Aire, metà dei quali non è nata nel nostro Paese a riprova di una profonda radicazione nella realtà britannica.

Trombetta ha riassunto brevemente le premesse della Brexit, ricordando come fino al 2016 l’arrivo dei cittadini dell’Ue interessati a stabilirsi in Gran Bretgana riguardasse soprattutto Paesi come Polonia, Romania e Stati baltici. Una presenza che aveva subito una crescita esponenziale – anche se le presenze europee non hano mai superato il 5,6% rispetto al 14% delle presenze straniere; all’epoca tuttavia il controllo della migrazione era ritenuto di primaria importanza dal 56% dei britannici – percentuale che l’anno scorso era scesa al 12%.

La riforma normativa sull’immmigrazione rimane tuttavia uno degli sviluppi più evidenti della Brexit, e si articola su un nuovo sistema di controllo intorno a tre cardini: l’accordo di recesso (approvato nell’ottobre del 2019), la normativa nazionale di immigrazione (novembre 2020) e l’accoordo di commercio e cooperazione fra Ue Gb dello scorso 24 dicembre).

L’accordo di recesso regola la tutela dei diritti dei cittadini europei residenti e asicura che il regime di libera circolazione continui ad applicarsi a quanti si siano registrati attraverso il Settlement Status scheme; per queste persone sarà possibile spsotarsi in Europa anche con la Carta di Identità almeno fino al 2025 (mentre per gli altri occorerà il passaporto). Al 30 settembre 2020 erano state ricevute 401.800 domande di adesione da parte di italiani, di cui 379.420 accettate.

La normativa sull’immigrazione assimila i cittaidni europei agli altri extraeuropei e per loro vale quindi il regime dei visti; il sistema mira a privilegiuare la competenza rispetto alla provenienza, e per chi intendar isiedere e lavorare nel Regno Unito il governo si è ispirato al sistema a punteggio australiano, con dei requisiti minimi obbligatori per ottenre la concessione del visto; l’effetto netto è un allentamento dei criteri per i cittadini extraeuropei.

Infine, l’accordo di commercio e cooperazione fra Ue e Gb: non contiene un vero e proprio capitolo sulla mobilità, per espressa volontà britannica, ma una serie di misure per gli spostamenti temporanei dovute ad attività economiche, per le quali non sarà necessario il visto se il soggiorno non supera i sei mesi.

Per quanto riguarda gli accordi di polizia, dopo l’uscita della Gran Bretgana da Europol e da Frontex, è prevista una ccoperazione condizionata alla protezione adeguata dei dati personali (al momento quella britannica è identica a quella europea) e ricopre tre grandi aree: lo scambio di informazioni e accesso alle banche dati; i rapporti con Europol ed Eurojust; e la consegna, che sostituisce il mandato di arresto europeo. Infine, l’ambasciatore ha confermato come sia stata decisa la riapertura del consolato di Manchester, uan zona in cui risiedono circa 70mila connazionali.

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