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Mercoledì 28 marzo 2018 - 10:48

Siria, il regime ora punta su ultima sacca ribelle a Ghouta Est

Governativi controllano il 90% dell'enclave, Duma nel mirino
Siria, il regime ora punta su ultima sacca ribelle a Ghouta Est

Roma, 28 mar. (askanews) – Mentre altri ribelli e civili siriani sono in attesa di essere evacuati anche oggi dalla Ghouta orientale, enclave ribelle alle porte di Damasco, il regime il suo alleato russo minacciano di riprendere i bombardamenti sull’ultima sacca ancora in mano agli insorti.

Con una vasta offensiva aerea e terrestre lanciata lo scorso 18 febbraio, il regime del presidente Bashar al-Assad si è ripreso il controllo di oltre il 90% del territorio dell’enclave ribelle. I bombardamenti quotidiani hanno ucciso più di 1.600 civili, come ha riferito l’Osservatorio siriano per i diritti umani, una ong con sede a Londra che conta però su una estesa rete di attivisti in tutto il Paese.

ACCORDI DI EVACUAZIONE L’offensiva ha costretto due fazioni islamiste dei ribelli ad accettare accordi di evacuazione mediati da Mosca. Ma i dubbi rimangono circa il destino della terza ed ultima sacca dei ribelli: Duma, la più grande città della Ghouta Orientale che è tuttora controllata dal gruppo “Jaish al-Islam” (“Esercito dell’Islam”), un’alleanza di jihadisti sostenuti e finanziati dalla Turchia con i quali condivide l’appartenenza alla Fratellanza Musulmana.

In totale, oltre 17.000 persone – combattenti accompagnati dalle loro famiglie, ma anche da altri civili – hanno già lasciato la Ghouta orientale e si sono diretti verso Idlib, provincia Nord-occidentale, l’unica del Paese che in gran parte del suo territorio sfugge ancora al controllo del regime, se si escludono le zone ad Est del fiume dell’Eufrate controllato da milizie curde sostenute da Washington.

Ieri, da una sacca meridionale dell’enclave che era controllata dalla fazione islamista “Failaq al Rahman”) (“Falange della Misericordia”), più di 4.000 persone, tra cui circa 1.000 combattenti, a bordo 65 autobus, hanno lasciato la Ghouta Orientale diretti a Idlib, ha riferito l’agenzia di stampa ufficiale Sana. Secondo l’Osservatorio siriano invece la destinazione finale di questi ribelli arabi sarebbe Afrin, l’enclave curda nordoccidentale caduta nelle mani dell’esercito turco lo scorso 18 marzo.

NEGOZIATI E MINACCE A RIBELLI Ma ora il regime governo siriano e il suo alleato russo sembrano voler imporre lo stesso accordo di evacuazione anche a Douma. Il quotidiano filo-governativo Al-Watan, citando una fonte militare, ha detto oggi che “tutte le forze impegnate nella Ghouta Orientale si dirigeranno a Duma in previsione di una grande operazione militare se i terroristi di Jaish al-Islam non accetteranno do abbandonare la città e andarsene”.

Inizialmente, l’Osservatorio aveva assicurato che i negoziati avrebbero dovuto consentire ai combattenti di Jeish al-Islam di rimanere a Duma. Secondo questa ong, il gruppo avrebbe accettato di consegnare il suo arsenale di armi e il dispiegamento in città della polizia militare russa in cambio di assicurazioni che le truppe di Damasco non sarebbero entrate a Duma. Ma secondo fonti dell’opposizione, Mosca, insiste nel chiedere la partenza dei ribelli. “I russi non vogliono a Duma un accordo diverso dalle altre aree della Ghouta”, ha detto uno di loro.

In una riunione tenuta lunedì, i russi hanno dato ai ribelli un ultimatum di “48 ore per deporre gli armi e lasciare”, brandendo la minaccia di un assalto militare, secondo queste fonti. Un nuovo incontro è previsto per oggi tra i negoziatori, secondo il portavoce Jaish al-Islam, Hamza Bayrakdar.

LA DIPLOMAZIA NON TROVA SOLUZIONE Alle Nazioni Unite, gli Stati Uniti hanno lamentato la mancanza di attuazione di una risoluzione del Consiglio di sicurezza adottata il 24 febbraio per un cessate il fuoco di 30 giorni in Siria. “Questo dovrebbe essere un giorno di vergogna per ogni membro di questo Consiglio”, ha detto il rappresentate Usa, Nikki Haley.

Più di 1.600 civili sono “morti davanti ai nostri occhi” nella Ghouta orientale, ha risposto l’ambasciatore russo all’Onu Vassily Nebenzia. “Potrebbe non piacere a tutti, ma siamo gli unici membri a prendere provvedimenti concreti per implementare la risoluzione 2401”, ha aggiunto.

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