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Venerdì 4 agosto 2017 - 11:38

Russiagate, cosa è il gran giurì e cosa significa per Trump

Inchiesta ora è penale, ma appena all'inizio
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Roma, 4 ago. (askanews) – La notizia che il procuratore speciale Robert Mueller ha selezionato un gran giurì nell’ambito dell’indagine sui rapporti tra la campagna elettorale di Donald Trump e le interferenze russe nelle elezioni Usa ha provocato grande agitazione a Washington e sui mercati, penalizzando brevemente Wall Street, ma soprattutto il dollaro. La domanda che circola è che cosa significa l’ultima mossa dell’ex direttore dell’Fbi, incaricato a maggio dell’inchiesta Russiagate, per il futuro del presidente degli Stati uniti.

In ultima analisi, spiega Politico, la decisione significa che ci sono prove tali della commissione di un reato da convincere Mueller ad aprire un’inchiesta penale sulla vicenda. L’indagine sui rapporto tra la campagna di Trump e la Russia ormai perciò non riguarda solo il controspionaggio.

Solo un “Grand Jury”, un istituto giuridico che deriva dalla common law anglosassone e che sopravvive solo nei sistema giudiziario di Usa e Liberia, può emettere un rinvio a giudizio, che è l’unico strumento di imputazione in caso di reati contro la Costituzione Usa. La selezione di un gran giurì non significa che Mueller punti a un rinvio a giudizio, anche se raramente le indagini che coinvolgono un gran giurì si concludono con un non luogo a procedere.

Il gran giurì, che consiste di 16-23 membri, scelti a caso tra i comuni cittadini e selezionati da un tribunale federale, è un importante strumento che consente al procuratore di emettere mandati per acquisire documentazione o altre prove. Può anche emettere mandati di comparizione di testimoni, che sono obbligati a presentarsi e ad essere interrogati sotto giuramento davanti al collegio.

I mandati di comparizione del gran giurì sono strumenti d’indagine fondamentali, perciò il collegio viene istituito all’inizio di un’inchiesta, non alla fine. Di fatto perciò Mueller ha appena cominciato il suo lavoro. E’ possibile però che Mueller chieda subito il rinvio a giudizio di un personaggio di livello medio-basso della campagna di Trump, nella speranza di convincerlo a collaborare con l’inchiesta.

Il lavoro del gran giurì è segreto e il suoi membri hanno l’obbligo del silenzio, così come i procuratori che conducono l’inchiesta. Ma i testimoni chiamati possono rivelare il contenuto dei mandati di comparizione e ciò che avviene nell’aula del gran giurì, quindi lo stillicidio di notizie e indiscrezioni sull’indagine con tutta probabilità continuerà.

Quando un testimone viene interrogato da un gran giurì non è permessa la presenza di altri, tranne i giurati e il procuratore e le norme che regolano gli interrogatori nei processi non valgono. Spesso quindi i legali dei testimoni sotto mandato chiedono che l’audizione avvenga alla loro presenza, con la partecipazione di un agente dell’Fbi. La presenza dell’agente fa sì che mentire durante l’interrogatorio diventi un reato penale, ma il legale presente può assistere il testimone.

Se una testimonianza è particolarmente importante, il procuratore può chiedere che avvenga sotto giuramento davanti al gran giurì. Il presidente Bill Clinton comparve davanti al gran giurì nell’inchiesta su Monica Lewinski e il procuratore indipendente Kenneth Starr lo accusò di “spergiuro e falsa testimonianza”, il che condusse al suo impeachment da parte della Camera, dominata dai repubblicani. Quanto a Trump, probabilmente occorrerà attendere ancora parecchio per sapere se ha violato o meno la legge.

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