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Martedì 14 marzo 2017 - 11:25

Olanda, Geert Wilders, il populista che ama Oriana Fallaci

In parlamento da anni è la spina nel fianco della politica olandese
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Roma, 14 mar. (askanews) – Il mio idolo, ha detto in un’occasione, è Oriana Fallaci: “capì il pericolo musulmano”. Classe 1963, cattolico di formazione, autoproclamatosi espressione del nuovo ma da vent’anni in parlamento, nemico degli immigrati ma figlio di madre indonesiana, anti-europeista e sovranista, capelli ossigenati giallo-polenta alla Trump prima maniera e grande ammiratore – oltre che della Fallaci – del regista assassinato Theo Van Gogh e della dama di ferro Lady Tatcher, Geeert Wilders è diventato la spina nel fianco della politica olandese.

Al di là delle caratteristiche più eccentriche del personaggio, Wilders è in ogni caso l’uomo del momento. Un successo della sua formazione nel voto di domani (il Partito per la Libertà (Pvv) potrebbe diventare la prima formazione politica del Paese, o la seconda, e comunque influenzare pesantemente i giochi) avrebbe conseguenze decisive non solo per la politica olandese ma per tutta l’Unione europea.

In attesa del voto, è comunque il ritratto del personaggio (e delle sue estemporanee esternazioni) che si impone. Di fatto, Wilders si presenta come un crociato, per quanto sui generis. A più riprese ha paragonato il Corano a “Mein Kampf di Hitler” e si è scagliato contro “l’islamizzazione” dei Paesi Bassi. “Non dico che tutti i musulmani siano malvagi o terroristi, ma credo che in tutti i Paesi in cui l’Islam è la religione dominante si può constatare una mancanza di libertà, di democrazia, di stato di diritto”.

Contro questo spettro – l’islamizzazione della tollerante Olanda, e dell’Europa – Wilders agita il “programma” del partito (partito di cui è l’unico iscritto, tecnicamente il Pvv è soltanto un’associazione), pochi, elementari, punti, tutti contenuti in un foglietto formato A4: frontiere chiuse a tutti gli immigrati di origine musulmana e chiusura delle moschee.

Potrebbe sembrare la sparata di un ingenuo, ma Wilders è tutt’altro che un neofita della politica. A lungo alleato dell’attuale premier Mark Rutte ha rotto con il sodale nel 2012, lasciando il governo e denunciadone la timidezza sulla questione immigrati e la sudditanza all’Europa.

Il fratello Paul, che lo conosce bene, ha raccontato di recente allo Spiegel l’educazione ‘politica’ di Geert: “in realtà lui non è né di destra né di sinistra e senz’altro non è xenofobo. Ma da sempre è affascinato dai giochi della politica, adora le lettore per il potere”.

Politique d’abord, quindi, e poi il (crescente) sospetto nei confronti dell’Islam. Cresciuto all’ombra del politico populista Pim Fortuyn, di cui è di fatto l’erede politico diretto, Wilders ha vissuto diverso tempo in Israele dove ha assistito alla crescente tensione con i palestinesi ai tempi della seconda intifada. Poi, con l’assassinio di Fortuyn nel 2002 e due anni più tardi con quello del registra anti-islam Theo van Gogh, la posizione di Wilders si è radicalizzata.

Abile sfruttatore dei meccanismi mediatici (che conosce benissimo per quanto non manchi mai di criticare i media), Wilders ha giocato a scandalizzare, ma sempre con evidente lucidità politica e scaltrezza. L’anno scorso è stato condannato per aver promesso (ma più che una promessa sembrava una minaccia) di fare in modo “di avere meno marocchini in Olanda” ma la condanna gli è servita soltanto ad aumentare la propria visibilità. Un mese fa, in piena campagna elettorale, fingendo un’animosità che non ha, ma con indubbio fiuto tattico, Wilders è tornato sul… luogo delitto. Per niente pentito dopo la condanna, Wilders ha aperto la sua campagna elettorale per le elezioni del 15 marzo con un nuovo violento attacco ai “marocchini” che vivono nei Paesi bassi, definendoli “feccia” e promettendo ai suoi sostenitori che con lui al potere “l’Olanda tornerà nostra”.

In ogni caso, Wilders sottolinea di non essere razzista (punto controverso) o antisemita (cosa che invece gli è universalmente riconosciuta). Grande ammiratore di Israele, diffidente nei confronti delle figure chiave della destra europa (non ama i Le Pen, padre e figlia, non amava Haider, non ama i “fascisti e i Mussolini d’Italia”) ha sottolineato a più riprese di detestare la “violenza” e quanto all’accusa di intolleranza che gli è stata spesso rivolta, Wilders ribatte: ” “dovremmo imparare a non tollerare più gli intolleranti”.

Quanto a Oriana Fallaci, Wilders riconosce nella giornalista italiana il merito di chi ha capito prima di altri il ‘pericolo islamico’ e qualche anno fa, in un tour italiano disse esplicitamente che il suo partito era “ispirato a lei”. E sulla Fallaci Wilders è tornato di recente quando ha consigliato a Papa Francesco di rileggersi gli scritti della giornalista toscana “prima di andare a pregare per gli immigrati”.

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