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Sabato 12 novembre 2016 - 08:42

Un anno dopo l’attentato riapre il Bataclan con un concertto di Sting

Novanta persone uccise nell'attacco jihadista
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Parigi, 12 nov. (askanews) – Riaprirà stasera con un concerto di Sting, alla vigilia del primo anniversario della strage jihadista che uccise 90 persone, la sala da concerti del Bataclan, a Parigi. Lo hanno annunciato l’ex cantante dei Police e la società proprietaria del locale, Lagardère Unlimited Live Entertainment.

Il 13 novembre 2015, gruppi di fuoco spararono sulla folla all’interno del Bataclan, ma anche tra i tavolini dei caffè e dei ristoranti parigini e all’esterno dello Stade de France di Saint Denis, uccidendo 130 persone. Le stragi, rivendicate dai jihadisti dello Stato islamico, hanno provocato un inasprimento delle misure di sicurezza in Francia e segnato profondamente il Paese.

Una settimana fa il procuratore capo belga ha dichiarato che l’attacco di Parigi, come quello successivo a Bruxelles furono determinati da “ordini partiti dagli alti comandi dell’ Isis”. Le cellule jihadiste che hanno organizzato gli attacchi del 13 novembre 2015 a Parigi e del 22 marzo 2016 a Bruxelles hanno preso ordini da dirigenti di “primo piano” dello stato islamico, ha detto il procuratore federale belga Frederic Van Leeuw.

A un anno dagli attentati di Parigi, l’Isis sta perdendo terreno in Siria e Iraq ma resta ancora una grave minaccia per l’Occidente per la sua capacità di condurre attacchi su vasta scala come quelli che il 13 novembre 2015 fecero 130 morti nella capitale francese. Mentre la Francia si prepara a ricordare il primo anniversario della strage, gli analisti sembrano tutti concordi. “E’ importante privare l’Isis delle roccaforti che consentono al gruppo di raccogliere fondi o addestrare combattenti. Ma infliggere una sconfitta militare” al califfato islamico “non sradicherà in ogni caso una minaccia duratura”, ha avvertito Anthony Cordesman, esperto del Centro di studi strategici e internazionali a Washington.

Un anno dopo la strage, le forze irachene sostenute dalla coalizione a guida statunitense hanno lanciato una vasta offensiva per la conquista di Mosul, roccaforte dell’Isis in Iraq, dove da giorni infuria la battaglia. Ieri, inoltre, le forze curde e arabe, appoggiate dagli Usa, hanno annunciato l’inizio di un assalto a Raqqa, bastione dei jihadisti in Siria.

Questi sforzi militari hanno portato ad una forte riduzione del numero di stranieri che si uniscono alle forze dell’Isis in Iraq e la Siria. Il Pentagono ha spiegato che dai 2.000 al mese dell’inizio del 2015 si è passati ora ad una media di 200.

Controlli più severi sul confine turco – la porta d’ingresso principale per la Siria – e una migliore sorveglianza dell’intelligence europea hanno anche contribuito ad arginare il flusso di reclute straniere.

Anche il numero di articoli o video pubblicati sui media ufficiali dei jihadisti è diminuito del 70%, passando dai 700 messaggi al mese del mese di agosto 2015 ai 200 della scorsa estate, secondo il Centro antiterrorismo dell’Accademia militare americana di West Point (Ctc). E a settembre 2016, il leader della propaganda dell’Isis, al Adnani, è stato ucciso in un attacco aereo. “Il loro principale argomento di forza è stato la creazione del califfato”, ha commentato Daniel Milton del Ctc. Ma ora l’Isis “stenta a mantenere l’aspetto di uno stato funzionale” e attraente. Tuttavia, è l’opinione generale, né la scomparsa del “Califfato” né il ritorno del gruppo alla clandestinità riusciranno a impedire ai jihadisti dell’Isis di ispirare attacchi contro l’Occidente.

Vgp/Bea/Coa/Int9

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