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Sabato 15 ottobre 2016 - 17:36

Crimea, Cantine Massandra dove nasce sete evasione da sanzioni

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Yalta (Crimea), 15 ott. (askanews) – All’ingresso delle cantine Massandra ci sono due busti bianchi. Uno è del principe Lev Galitsin, il fondatore e l’ideatore della produzione vinicola di Crimea, l’altro è Aleksandr Egorov, colui che traghettò la produzione dalla Russia zarista all’Unione Sovietica. In mezzo ai due busti passeggia avanti e indietro Aleksej Pugachev, il direttore della sezione Champagne, evidentemente indaffarato. E come lui, tutti coloro che lavorano qua, desiderosi di mettere fine all’isolamento delle sanzioni che ha trasformato la Crimea nella penisola proibita. Una vera sete che ora promettono di soddisfare le leggendarie cantine dove Vladimir Putin e Silvio Berlusconi brindarono insieme.

Una delegazione italiana, manco a dirlo, in qualsiasi sua veste o forma è quindi più che benvenuta. Quella che documenta askanews è riuscita a portare una ventina di persone tra politici e imprenditori. E proprio sotto l’arco di ingresso, sul quale svetta ancora l’emblema non del famiglia Galitsin, ma dell’Urss, fanno capolino i palloncini colorati e altri addobbi delle grandi occasioni. “L’Italia sarà l’ospite d’onore del prossimo forum di business di Yalta” che si terrà il prossimo 25 aprile, afferma Andrei Nazarov dell’associazione di business russo Delovaja Rossia, lasciando intendere che è solo l’inizio, sanzioni o non sanzioni.

La venuta degli italiani è definita uno “sblocco psicologico e commerciale”, e nonostante le misure Ue vietino di fare business con la Crimea, Nazarov parla di “alcune decine di compagnie che lavoreranno sicuramente” con la penisola. Tra i vari progetti, si sussurra ma neanche troppo, c’è in ballo un hotel cinque stelle a Sinferopoli e lo sviluppo turistico che questo angolo di nondo necessita. Ma la Crimea ha anche bisogno di tecnologia e infrastrutture.

Sulle generali si tiene Attilio Carlesso, presidente delle Cantine di Soave, che rappresentano un colosso vinicolo in Italia, con 6 mila ettari e una produzione di 350 quintali per ettaro. “Siamo venuti qui a verificare se ci sono delle sinergie che ci accomunano per il futuro”. Secondo Carlesso è interessante “l’aspetto del grande mercato del vino russo”. Ma la chiave di volta per i russi è la produzione sul posto che sicuramente avrebbe delle prospettive (ancora una volta, se non ci fossero le sanzioni): in Crimea ci sono vitigni per 16 mila ettari. Ma la raccolta media per un ettaro è 45-50 tonnellate; va comunque detto che lo stato russo intende sviluppare l’industria del vino, che è la principale nella zona. “Ci interessa la collaborazione, l’attrezzatura migliore è quella italiana” dicono i locali.

Per Gian Angelo Bellati, segretario generale di Unioncamere Veneto è “molto importante rafforzare i rapporti tra camere di commercio” ora che altre relazioni istituzionali non ci possono essere. Le direzioni potrebbero essere diverse: sviluppo turistico da legare allo sviluppo enogastronomico, in una delle pochissime zone su cui Mosca, storicamente affamata di coste e sbocchi sul mare, può ora contare. “Per noi la collaborazione tra camere di commercio è particolarmente importante”. Le misure Ue decise contro la Crimea “hanno un effetto psicologico negativo che colpisce anche altri settori, non toccati dalle sanzioni. Noi cercheremo di trovare altri settori produttivi da proporre”.

Ma le regole sono regole. E l’Unione Europea è stata chiara: niente business con la Crimea. Quindi, cosa intende fare chi dice che non si farà fermare dalle regole? Qualcuno parla di triangolazione, attraverso la Serbia, o la Svizzera. C’è chi invece dice che è come andare in aereo in Crimea dall’Italia: devi far tappa a Mosca. Ossia basta scegliere il settore che non è proibito con la Russia, e poi a Sebastopoli, Yalta o Simferopol ci arrivi. Inseguendo quella sete di evasione dalle sanzioni, che però l’Ue promette di punire.

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