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Venerdì 3 giugno 2016 - 18:27

Turchia, tutti i fronti internazionali aperti di Erdogan

I bisticci con Ue e Germania, ma anche con Russia e Usa
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Istanbul, 3 giu. (askanews) – Sempre più complicati i rapporti della Turchia con il resto del mondo. A partire dalle tensioni con l’Europa sull’accordo per la restituzione alla Turchia dei migranti arrivati in Grecia. Ma L’Unione Europea non è l’unico fronte con cui il Paese guidato (di fatto) da Recep Tayyip Erdogan risulta avere dei considerevoli problemi. La lista è lunga e comprende su diversi livelli la Russia come gli Stati Uniti il Medioriente, mentre il nodo centrale è rappresentato dalla Siria e dalla politica rivolta ai curdi. E sebbene il nuovo premier Binali Yildirim abbia recentemente annunciato che la Turchia “aumenterà il numero dei propri amici riducendo quello dei nemici”, i toni utilizzati da Erdogan, che resta il vero leader del Paese, non prospettano una distensione dei rapporti in politica estera in tempi brevi. Ad aggravare ulteriormente un quadro dove l’autoritarismo del presidente, le pratiche antidemocratiche e la fragilità dell’economia sono citati sempre più spesso come elementi caratterizzanti della politica turca.

IL DISSIDIO CON L’UNIONE EUROPEA: IL CRITERIO DEL “TERRORISMO”Se il decennale obiettivo di Ankara di diventare un membro dell’Unione Europea risulta oramai quasi fuori portata – anche se continua a figurare come “obiettivo strategico” nel programma del nuovo governo turco – allo stato attuale il problema principale tra Ankara e Bruxelles è rappresentato dal nodo dell’accordo di riammissione dei migranti in Turchia. Ankara chiede in cambio di ottenere l’esenzione del regime dei visti nell’area Schengen per i propri cittadini. Ma affinchè questo accada, la Turchia deve conformarsi a tutti i 72 requisiti posti dall’UE. Il presidente della commissione europea Jean-Claude Juncker assicura che Ankara si è gia conformata a “69 o 70 criteri”, ma la revisione delle leggi che riguardano il reato di terrorismo – uno dei criteri rimasti in sospeso – non sembrano essere all’ordine del giorno per Ankara.

Erdogan ha infatti ripetuto diverse volte che se Bruxelles continuerà ad insistere sulla revisione delle leggi sul terrorismo, proprio quando la Turchia è impegnata in una strenua lotta cotro il Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK) e lo Stato Islamico (ISIS), può dimenticarsi dell’intero accordo. Se l’accordo saltasse, la Turchia smetterebbe di impedire il passaggio in Europa dei circa 3 milioni di migranti – siriani per la maggior parte – presenti sul territorio turco. Un rischio che negli scorsi mesi ha portato l’UE ad essere accusata di chiudere gli occhi sulla drammatica situazione delle libertà civili nel Paese.

Per il prof. Cengiz Aktar, analista esperto del Centro di politiche di Istanbul, la leadership di Ankara potrebbe anche arrivare anche a prendere una decisione radicale interrompendo il processo di adesione all’UE. Tuttavia l’esperto ricorda anche che la quota di investimenti europei in Turchia si attesta al 65% e che il volume delle esportazioni e delle importazioni tra Ankara e Bruxelles è di circa 140 miliardi di euro, dati di cui in ogni caso i governanti dovranno tenere conto.

UN NUOVO NODO: LA RISOLUZIONE TEDESCA SUL GENOCIDIO DEGLI ARMENINel frattempo però emergono nuovi fronti. La risoluzione adottata ieri dal Bundestag tedesco che riconosce il genocidio degli armeni – un’espressione problematica per la Turchia, che da sempre respinge la ricostruzione storica di un genocidio operato dagli ottomani sugli armeni in Anatolia durante la Prima guerra mondiale – rappresenta l’ultimo fattore di crisi tra la Turchia e l’Europa. Ma secondo alcuni osservatori, la decisione e la sua tempistica sono soprattutto una conseguenza delle critiche rivolte al cancelliere tedesco Angela Merkel, che a costo di non danneggiare l’accordo sui migranti è stata accusata di essere troppo accondiscendente verso Erdogan, in particolare sulla questione della libertà di espressione.

Il giornalista Yalcin Dogan, esperto di rapporti turco-tedeschi, afferma che l’oggetto della risoluzione è il genocidio degli armeni, ma che il tema dominante è la rabbia nei confronti di Erdogan da parte dei politici tedeschi, a prescindere dal partito di appartenenza. In risposta alla decisione del Bundestag, Erdogan ha affermato che “questa risoluzione influenzerà seriamente i rapporti con la Germania”, mentre diversi membri del governo hanno riecheggiato le parole del presidente – alcuni esprimendo pesanti accuse a Berlino – e tre partiti sui quattro presenti in parlamento hanno sottoscritto una dichiarazione per condannare la risoluzione. Sebbene l’ambasciatore turco a Berlino sia stato richiamato ad Ankara e le minacce espresse dai politici, gli esperti tendono ad escludere che i rapporti commerciali ed economici tra i due Paesi verranno danneggiati.

IL NODO RUSSOIntanto, però, mentre si discutono le possibili ripercussioni a seguito della risoluzione tedesca, i rapporti con Mosca – seriamente danneggiati dopo l’abbattimento di un bombardiere russo da parte dell’aviazione turca lo scorso novembre – stentano a ricomporsi. La Russia, assieme alla Germania, figura tra i partner commerciali più importanti di Ankara. Ed è sempre da questi due Paesi che proviene il numero più elevato di turisti in Turchia. Si stima che l’embargo russo rivolto alla Turchia toccherà circa 11 miliardi di dollari per il 2016. Senza contare che in mancanza di scuse e di un risarcimento da parte di Ankara – che al momento non sembra considerare nessuna delle ipotesi – questa cifra rischia di lievitare ulteriormente.

LA QUESTIONE DEI CURDI SIRIANI PESA SUI RAPPORTI CON GLI USASe i rapporti turco-russi si sono deterioriati per le parti opposte assunte nella questione siriana – con Ankara a favore del rovesciamento del regime di Bashar al Assad, e Mosca contro – anche con gli Stati Uniti la Turchia sta conducendo da tempo un braccio di ferro sulla Siria. Da tempo Ankara si adopera affinchè Washington riconosca come “terroristi” alla pari del PKK i curdi siriani a capo della coalizione delle Forze siriane democratiche. Ma per la Casa Bianca i combattenti curdo-siriani del PYD (Partito di unione democratica), come ribadito più volte, sono e restano gli “alleati” principali con cui combattere contro l’Isis.

La base militare Incirlik, nel Sud della Turchia, è utilizzata dall’aviazione statunitense per supportare i combattenti delle Forze siriane democratiche che combattono a 40 km dal confine turco, oltre la sponda occidentale dell’Eufrate, definita nei mesi scorsi da Ankara come la propria “linea rossa”. Per la Turchia avere al proprio confine un’altra regione autonoma curda figura tra gli scenari più temibili, che Ankara cerca ancora di impedire in tutti i modi possibili, mentre il PYD continua ad aprire rappresentanze in diverse capitali europee: da Mosca a Praga, da Stoccolma a Parigi e Berlino. Prospettando altri nodi da risolvere per Ankara.

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