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Venerdì 3 giugno 2016 - 09:32

Amb. turco Sezgin: Ue attenta, voto su genocidio nuoce interessi comuni

Per garantire maggiore forza ad Assad al tavolo dei negoziati
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Roma, 3 giu. (askanews) – La risoluzione con cui il Bundestag tedesco ha riconosciuto il genocidio degli armeni “è frutto di un gioco politico” legato alle difficoltà che la Germania sta attraversando “sul piano nazionale e in politica estera” e alle “pressioni di certi arroganti politici. “Ovviamente avrà conseguenze sulle relazioni tra Turchia e Germania” e rischia di complicare ulteriormente i rapporti con l’Ue. Così l’ambasciatore turco in Italia, Aydin Adnan Sezgin, all’indomani del voto dei deputati tedeschi che ha fatto scattare una crisi diplomatica con Berlino. “Tali risoluzioni, come altri tipi di teorie senza basi e pesanti ostacoli posti ai nostri negoziati con l’Ue, certo non contribuiscono a creare collaborazione e ai nostri comuni interessi”, ha sottolineato il rappresentante di Ankara a Roma, in un commento ad askanews. “Osserviamo in Germania livelli molto preoccupanti di turcofobia e islamofobia”, ha aggiunto.

Dopo il voto tedesco, l’ambasciatore turco è stato richiamato da Berlino per consultazioni: “una volta effettuate tali consultazioni, saranno annunciate misure” di reazione, ha detto l’ambasciatore. Il timore è che le rinnovate tensioni abiano conseguenze anche nei rapporti con l’Europa, sull’accordo, ad esempio, per il rientro dei migranti. “Noi ci aspettiamo che la Germania, come come nostro alleato e come Paese con cui cooperiamo intensamente per il futuro dell’Europa, prenda in considerazione le nostre opinioni e le nostre sensibilità, per il bene del futuro delle nostre reazioni bilaterali e anche delle relazioni turco europee”, ha osservato il diplomatico.

L’ambasciatore Sezgin chiede però di fare un passo indietro rispetto alle polemiche. “Innanzitutto lasciatemi dire che la Turchia non nega le sofferenze degli armeni durante la Prima Guerra mondiale e il processo di dissoluzione dell’impero ottomano nel 1915. Noi ci opponiamo alla definizione degli eventi del 1915 come genocidio. Il genocidio è un concetto legale. In base al diritto internazionale e alla Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio solo i tribunali competenti possono decidere se questo o quell’evento costituiscano un genocidio. Il tribunale più noto riguardo il genocidio è quello di Norimberga e le decisioni rilevanti più conosciute sono quelle che riguardano l’Olocausto. La risoluzione adottata dal parlamento della Repubblica di Germania rappresenta una tesi politica su una questione di profilo altamente legale. Quindi esiste una grave contraddizione, c’è un errore in questa risoluzione”. Nella risoluzione del Bundestag, “basata unicamente sulla narrativa armena”, la Turchia ravvede anche una contraddizione con le osservazioni della Corte europea dei diritti umani datata 15 ottobre 2015.

Sulla questione che da ieri avvelena i rapporti tra Turchia e Germania, Ankara propone da tempo, fa notare l’ambasciatore, “la creazione di una condizione storica congiunta con la partecipazione di storici turchi armeni e di Paesi terzi che possa funzionare in modo indipendente, su basi scientifiche: abbiamo detto che siamo pronti ad accettare le conclusioni di tale commissione. Purtroppo la parte armena non ha accettato questa proposta, che resta sul tavolo”. Le divergenze non si risolvono a colpi di risoluzioni, ma “solo attraverso il dialogo, con l’empatia e giusti punti di vista”.

Per Aydin Adnan Sezgin c’è “preoccupazione per i tre milioni di persone di origine turca che vivono in Germania: sappiamo che sono stati molto feriti da questa iniziativa”, che “rappresenta un tentativo di assimilare turchi e tedeschi di origine turca, che hanno contribuito in modo significativo alla vita politica, economica e socio-culturale della Germania, un tentativo di alienarli dalla loro storia e dalla loro identità. Penso che il contenuto di questa risoluzione possa avere gravi conseguenze per i turchi in Germania”.

“Il processo di integrazione della Turchia all’Unione europea è uno dei nostri principali obiettivi strategici e noi siamo fedeli a questo obiettivo, ai nostri impegni nell’ambito di tale processo, in noi si conferma una volontà europea. Naturalmente ci aspettiamo che l’Ue rispetti a sua volta i propri impegni e sfortunatamente non è sempre così”. E “tali risoluzioni e altri tipi di ingiuste insinuazioni” non aiutano.

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